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12-13-14 luglio Abruzzo Parco del Velino-Sirente

Partenza alle ore 5 da via Don Gnocchi

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Venerdi 12 luglio: LA SERRA DI CELANO ed il monte Tino: “Un panoramico balcone sul Fucino” – Parco Regionale Velino-Sirente

Per arrivare all’ inizio del sentiero: partendo da  Celano, si imbocca la strada statale n. 5 bis che va verso Ovindoli. Dopo circa 4 Km si trova il bivio per S. Iona e Forme e qui si può parcheggiare l’autobus.

Accanto all’abitazione che si trova di fronte al bivio c’è un cartello stradale sul quale si trova il segnavia iniziale del sentiero n. 11A.

Dettaglio escursione: salita sul Monte Tino (1923 m)

Percorriamo interamente il sentiero 11A che con interessanti tornanti in una verde pineta ci permetterà di guadagnare subito quota. Dopo il sentiero arriviamo alla panoramica cresta che dà sulle Gole di Celano che ci porterà sulla vetta. Il monte Tino è Una montagna di bell’aspetto, che offre interessanti scorci sulla vallata sottostante .Dalla  vetta (1923 mt),potre mo ammirare Celano con il suo castello medioevale, la piana di S. Vittorino, il Sirente, la piana del Fucino ed il Velino. In cima c’è una grande croce di vetta con una campana udibile fino a valle. Il ritorno lo facciamo prendendo il sentiero n. 11b fino a Celano dove ci riprenderà il pullman.

Informazioni:   Difficoltà: escursione adatta a persone mediamente allenate Dislivello: 900 mt   Lunghezza: circa 10-11 km 6 ore circa complessive di escursione

Alternativa più facile: passeggiata libera a Celano dove è possibile visitare il castello omonimo.

Sabato 13 luglio :   Cartore – Lago della Duchessa – Cartore 900 m dislivello circa (per la maggior parte del gruppo)  Escursione media

Il lago della Duchessa è uno splendido bacino d’altura incastonato tra le vette dell’omonima riserva, a 1800 metri di quota. Un luogo magico, importante non solo dal punto di vista paesaggistico e naturalistico: segna, infatti, il confine ideale tra il Lazio e l’Abruzzo, tra le province di Rieti e L’Aquila.  Da un tabellone della Riserva si seguono i segnavia 2B, che si alzano per una carrareccia, e poi deviano a destra per un sentiero, entrando nella profonda e suggestiva Val Fua, che si risale tra fitto bosco e grandi massi. Dove il vallone diventa più ripido, il sentiero si alza a tornanti e poi si sposta sulla sinistra, superando dei passaggi in cui il tracciato è stato scavato nella roccia. Una bella cengia artificiale attrezzata con una catena porta all’inizio (1450 m circa, 1.15 ore) della faggeta della Valle del Cieco. La si risale, sul sentiero che all’inizio è molto ripido e poi diventa più dolce. Usciti dal bosco, si arriva ai rifugi delle Caparnie (1718 m, 0.45 ore) raggiunti dalla strada sterrata che passa per la Val Cesa. Alcune di queste costruzioni vengono utilizzate in estate dai pastori, una è stata ristrutturata dal CAI di Avezzano e dedicata all’alpinista Gigi Panei. Si prosegue per i pascoli delle Caparnie, si scavalca un’ampia sella erbosa (1802 m) e si scende al Lago della Duchessa (1788 m, 0.15 ore), dominato a nord dai pendii sassosi ed erbosi del Monte Morrone e a sud dalle pareti di roccia del Muro Lungo. Il panorama e l’atmosfera serena delle rive del Lago consigliano una lunga sosta. La discesa richiede 1.30 ore fino a Cartore.              850/900 m dilivello 5:30 h circa  Segnaletica bianco-rossa 2B

Variante  impegnativa: Monte velino da Rosciolo  dei Marsi con eventuale anello che passa dal lago e scende a Cartore (per pochi escursionisti ben motivati)

Il sentiero non presenta particolari difficoltà tecniche ma è considerato difficile per il notevole dislivello. Dopo essere partiti dal parcheggio si sale costantemente nel bosco fino ad arrivare al grazioso rifugio Capanna di Sevice. Dal rifugio dopo un’ ora circa si arriva alla Vetta del Velino (2458) da dove si gode una vista incomparabile di tutta la piana di Avezzano.

A questo punto si può decidere in base al tempo e a quanto siamo affaticati come chiudere il giro. Dalla vetta possiamo proseguire verso il monte Bicchero per poi

 arrivare al lago della Duchessa e riscendere a Cartore. Il dislivello complessivo sarà di 1900 m circa e il giro totale diventa circa 22-23 km circa

Altrimenti possiamo rifare lo stesso sentiero dell’ andata, un po’ più corto (circa 20 km) ma con meno dislivello. Oltre 1600 m di dislivello complessivi (o 1900 se si fa il giro completo). 8-9 ore circa

14 luglio escursione turistica:    mattina – Villa Adriana.    Pomeriggio – Tivoli, con possibilità per chi è interessato, di visitare Villa D’este o Villa Gregoriana

Villa Adriana

Villa Adriana fu una residenza imperiale extraurbana fatta realizzare dall’imperatore Adriano (117138) durante la prima metà del II secolo presso Tivoli.

La struttura appare come un ricco complesso di edifici realizzati gradualmente ed estesi su una vasta area, che doveva coprire circa 120 ettari. Nel 1999 Villa Adriana è stata dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

La villa è formata da una serie di edifici collegati fra loro, ciascuno dei quali aveva una precisa funzione: l’edificio con tre esedre, il ninfeo stadio, l’edificio con peschiera, ai quali vanno collegati il quadriportico, le piccole terme, e poi ancora il vestibolo, il padiglione del pretorio.  Nella sua dimora, inoltre, l’imperatore volle riprodurre luoghi e monumenti che lo avevano affascinato durante i suoi innumerevoli viaggi.

Nella villa si possono osservare il Pecile, un enorme giardino, circondato da un porticato con una piscina centrale ed utilizzato per le passeggiate estive ed invernali, il Canopo, un lungo bacino d’acqua ornato da colonne e statue che culmina con un tempio sovrastato da una cupola a spicchi, i resti di due stabilimenti termali: le Grandi Terme e le Piccole Terme. Queste ultime erano dotate di un frigidarium a cielo aperto e di una sala rotonda con cupola a cassettoni ove si aprivano cinque grandi finestre. Decorati con preziosi stucchi, questi edifici erano dedicati alla famiglia imperiale e ai suoi ospiti.

Le Grandi Terme, riservate al personale addetto alla Villa, presentavano un sistema di riscaldamento posto sotto il pavimento e un’imponente sala circolare adibita a sudatio
Degna di nota è la grande copertura a crociera della sala centrale ancora in perfetto equilibrio, nonostante il crollo di uno dei quattro punti di appoggio. Tra i luoghi relativamente ben conservati della vila ci sono l’accademia, lo stadio, il palazzo imperiale, la Sala dei filosofi, il Teatro greco e la Piazza d’oro, una maestosa struttura che aveva funzioni di “rappresentanza” e contemplava un vasto peristilio arricchito da finissimi stucchi. Lo splendido Teatro Marittimo è invece una sorta di isola con un colonnato ionico, circondata da un canale.   Biglietto di ingresso € 10,00

Villa d’Este

Villa d’Este, insieme a Villa Adriana e il Parco di Villa Gregoriana, forma un circuito di straordinario pregio architettonico, artistico, storico e ambientale. Per questo fu inserito tra i Patrimoni Mondiali dell’Umanità dall’UNESCO. Un vero capolavoro del giardino all’italiana, tanto da essere preso come esempio per realizzare altri giardini europei del manierismo e del barocco. Nel parco di Villa d’Este si concentrano un numero considerevole di fontane, ninfei, grotte, giochi d’acqua e musiche idrauliche. Tutto questo forma un quadro ricco di dettagli, di scorci e di angoli caratteristici che sono una vera gioia per gli occhi.

La villa è formata da ben 35.000 m2 complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze,  30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 m2 tra viali, vialetti e rampe.    Biglietto di ingresso € 13,00

Villa Gregoriana

Villa Gregoriana conosciuta anche con il nome di Parco Villa Gregoriana dopo il restauro del 2002 voluto dal FAI, è una delle maggiori aree di valore storico, archeologico e ambientale del Lazio. Si trova a Tivoli, nella valle scoscesa tra la sponda destra dell’Aniene e l’antica acropoli romana. È considerato uno dei più caratteristici esempi di giardino romantico, grazie alle sue peculiarità estetiche e paesaggistiche. Famosa è la Grande Cascata che si può ammirare in alcuni punti panoramici durante la visita.      Biglietto di ingresso € 8,00

Capri e la penisola sorrentina – 25-28 Aprile (programma)

Capri e la penisola sorrentina – 25-28 Aprile


Programma dettagliato


Partenza dal parcheggio Don Gnocchi ore 5:00 del mattino.


Primo giorno

Variante Media

Partiamo dalla piazzetta di Termini, piccola frazione di Massa Lubrense, e ci incamminiamo lungo un’antica via romana di cui sono ancora visibili alcuni resti, tra scale e stradine secondarie verso la chiesa di Nerano. Qui comincia il sentiero vero e proprio che ci porta dritto dritto alla spiaggetta di Jeranto dalla quale ammireremo i Faraglioni di Capri in lontananza, ma già dall’inizio del percorso si apre una vista meravigliosa sulla costa, le torri saracene e sugli isolotti dei Galli. Dalla spiaggia si prosegue fino a raggiungere l’estrema punta della Penisola Sorrentina, dove si possono osservare i resti della torre di “Punta Campanella” del XIV secolo. Qui sorgeva nell’antichità il tempio di Atena – Minerva, ed è per questo che l’area era chiamata Promontorio Ateneo dai greci, dove nel corso dei secoli sono state costruite, per culto o esigenze militari, templi, opere di difesa e bellissime ville di cui oggi, però, non resta quasi nulla. Dalla torre è possibile arrivare, tramite una scalinata, alla famosa e suggestiva grotta delle Sirene. A questo si prosegue in salita verso Monte San Costanzo a quota 500 m ca. per ammirare dall’alto la Baia di Jeranto, la Costiera Amalfitana e il Golfo di Salerno da una parte, e il Vesuvio e il golfo di Napoli dall’altra, nonché per una breve sosta alla Cappella di San Costanzo prima di rientrare definitivamente e terminare il percorso di trekking.

Variante Facile

La variante più facile parte da Termini e arriva a Punta Campanella senza passare da Nerano e dalla spiaggia di Jeranto.
Il è lungo circa 2,5 km. Piccolo suggerimento: giunti alla piazza centrale di Termini (vi è una chiesa ed un giardinetto con vista panoramica su Capri) Il sentiero è una comoda stradina che fiancheggia la montagna con vista su Capri. Quasi verso la fine il sentiero presenta un bivio, mantenendo la destra (salendo verso sinistra si arriva a Monte S. Costanzo ) si arriva in pochi minuti al faro di Punta Campanella. Giunti alle scalinate che scendono verso lo slargo col faro e la Torre Minerva (della Campanella) sulla vostra sinistra potete notare un piccolo sentiero tra la montagna che porta direttamente al mare ed alla Grotta delle Sirene. Inoltre, si può raggiungere il mare tramite delle scalinate che stanno alla vostra destra. Durante il ritorno verso Termini è consigliabile visitare la cala di Mitigliano con un sentiero a sinistra prima di rientrare nella piazzetta.


Secondo giorno Capri

Variante Difficile

1) Sentiero del Passetiello fino a Migliara
Questa escursione non è per tutti. dato che il percorso è impegnativo visto le pendenze e l’esposizione..
In origine era una mulattiera utilizzata per lo più dai cacciatori dell’isola che da Capri raggiungevano il Monte Solaro. Si parte all’altezza dalla Località Due Golfi (nei pressi dell’ospedale) ma dopo poco la stradina lascia il campo al sentiero e basta alzare gli occhi verso l’imponente Monte Solaro per rendersi conto della salita. Arrivati in cima si gode di una vista sull’isola senza pari. Subito dopo Visitiamo l’ Eremo di Santa Maria a Cetrella costruito su uno sperone del Monte Solaro affacciato su Capri. Se ci sarà la possibilità si proseguirà attraverso un sentiero impervio verso i ruderi di Migliara.Questo sentiero parte dalla cima e scende le scale della stazione della funicolare lato Anacapri. L’inizio del sentiero è poco sotto la stazione della funicolare. Scende su cresta e fino ad incontrare la pineta del Cocuzzo è molto esposto con strapiombi di centinaia di metri. Gli scenari sono da mozzafiato e ripagano delle difficoltà incontrate.
DURATA ESCURSIONE: 6 ore circa. DIFFICOLTA’: Impegnativa.

2)Variante media
Verranno percorsi due sentieri sull’isola il 393,394 ed il 395
Sentiero delle Calanche (393-394)
Il sentiero parte dalla famosa Piazzetta di Capri (Piazza Umberto I) imboccando via Longano e seguendo le indicazioni per Villa Jovis. Giunti al bivio della Croce si svolta a sinistra per via Tiberio, si prosegue per via Tamborio e, poco prima di Casa Moneta si svolta a sinistra per via Rachele Federico. Si scende e poi si sale un canalone e, dopo Villa Fersen, si sale su sentiero a fondo naturale per le Calanche, fino ad arrivare all’ingresso di Villa Jovis. Villa Jovis era una costruzione imponente situata in un posto strategico. Dalla sua posizione si può osservare l’intero Golfo di Napoli, l’isola di Ischia, Procida, la Penisola Sorrentina e il Golfo di Salerno fino alle terre del Cilento.
P.s.Immediatamente prima di arrivare agli scavi di Villa Jovis, si può visitare il Parco Astarita, un susseguirsi di terrazze a picco sul mare tra la macchia mediterranea e antichi pini marittimi.
Sentiero del Pizzolungo (395)
Il sentiero parte dal bivio di via Tamborio fino ad arrivare a Via Matermania e seguendo le indicazioni per l’Arco Naturale raggiungibile proseguendo invece che scendere le scale per Pizzolungo. Dopo l’eventuale vista dell’Arco Naturale, si scende per le scale di Pizzolungo arrivando alla Grotta di Matermania, alla vista di Villa Malaparte e dei Faraglioni. Al Belvedere di Punta Tragara si prosegue verso NNW fino al bivio per la Certosa di S.Giacomo ed ai Giardini di Augusto. Il sentiero prosegue per la Piazzetta di Capri, ma dai Giardini di Augusto, se possibile, si può percorrere la famosa via Krupp e visitare la Villa Pierini ex casa Gorki e la Grotta delle Felci, non molto lontane da Marina Piccola.
Totale circa 7 km 3h circa


Terzo giorno : Pompei (turistica) e escursione trekking media da Moiano a Positano

Descrizione escursione:
Il pullman ci lascia a Moiano (516m) dove inizia l’escursione. Da Moiano proseguiamo per Santa Maria del Castello. S. Maria del Castello (670m), per la sua posizione strategica di valico fra Vico Equense e Positano, è un importantissimo crocevia per gli escursionisti considerato che vi passa l’Alta Via dei Monti Lattari e che ci sono ben quattro itinerari tradizionali che scendono verso la costa, tutti abbastanza agevoli e in buono stato. Proseguiamo per il famoso sentiero delle Tese senz’altro l’itinerario più frequentato ed anche quello in migliori condizioni. La pendenza è abbastanza costante e relativamente dolce. Con questo sentiero arriviamo a Positano. Da Positano si sale verso Montepertuso per poi riprendere a sinistra lo 00 (Alta via dei Monti Lattari) che riporterà a Moiano. Dislivello complessivo circa 850 durata circa 5 h

Variante turistica Pompei:
Pompei è stata una delle città più grandi e splendenti dell’epoca romana, come testimoniano i resti che spuntano ovunque. La grande produzione ed esportazione di olii e vini fece di Pompei una città molto ricca, che divenne meta turistica per i patrizi romani, quando fu assorbita dall’espansione della futura Capitale dell’Italia. Chissà come sarebbe diventata Pompei se nel ‘ 79 d.C. il Vesuvio, che nessuno sapeva ancora essere un vulcano – dato che aveva le stesse sembianze di una comune montagna – non avesse distrutto la città con la sua violentissima eruzione. Gli scavi di Pompei sono un’agghiacciante testimonianza dello stile di vita della città dell’epoca, che sembra serenamente addormentata sotto la polvere vulcanica.

1- Il santuario di Pompei
Bartolo Longo s’impegnò a raccogliere fondi per la costruzione della Basilica, che fu eretta grazie alle donazioni provenienti da tutto il mondo. La costruzione iniziò l’8 maggio del 1876 sotto la direzione di Antonio Cua, che offrì gratuitamente la sua opera per avviare i lavori del Santuario. Nel corso dei secoli è stato necessario ampliare il Santuario, perché la struttura originale non riusciva più a contenere i numerosissimi fedeli che si recavano a venerare il quadro della Vergine. Oggi la Basilica ha l’aspetto ideato dal sacerdote architetto Monsignor Spirito Maria Chiapetta, con tre navate. Le due minori hanno tre altari per ogni lato, e si congiungono dietro l’abside, dove si trovano quattro cappelle semicircolari. Nonostante i lavori, l’8 maggio e la prima domenica di ottobre, giorni in cui si svolge la Supplica alla Madonna di Pompei, la Basilica non riesce a contenere i pellegrini che arrivano da tutto il mondo per assistere a questa importante preghiera, trasmessa da radio e televisioni di tutto il mondo.

2 – Il foro
Il Foro che si trova negli scavi archeologici di Pompei è stato il centro economico, politico e religioso della città. Il Foro era il luogo in cui si svolgevano i dibattiti pubblici e le manifestazioni religiose: era il vero cuore della città. In origine era costituito da un’area non molto grande, in cui c’erano poche botteghe che esponevano la loro merce. Durante il secondo secolo A.C. i pompeiani decisero di dare al Foro una struttura più consona alla carica che ricopriva. L’area fu ampliata, si realizzarono coperture per le botteghe, portici per proteggere il passeggio dalla pioggia e furono costruiti importanti edifici pubblici lungo i lati della piazza. L’opera di abbellimento del Foro di Pompei fu completata con la sostituzione dell’antica pavimentazione in tufo con una più bella, in marmo travertino, i cui resti sono visibili ancora oggi. Una volta giunti al centro della piazza, lo sguardo viene attirato dai resti del Tempio di Apollo, l’antico luogo religioso più importante e antico della Pompei che fu. Le statue delle divinità che furono trovate nei dintorni del Tempio di Apollo, sono state trasferite al Museo Archeologico di Napoli.

3 – Il lupanare
Molte abitazioni dell’antica Pompei, avevano una stanza segreta all’interno della quale si prostituivano le schiave dei ricchi padroni.
Si poteva comprare un po’ di compagnia pagando da due ad otto assi, una cifra accessibile a quasi tutti, se si considera che il prezzo medio per una porzione di vino era di un asse. Il Lupanare, così chiamato perché “lupa” in latino, significa “prostituta”, è l’unico edificio di Pompei costruito appositamente a questo scopo. Il bordello, che si trova negli scavi di Pompei, era distribuito su due piani, ognuno riservato ad una determinata tipologia di clientela. Il piano terra, costituito da cinque stanze da letto, un corridoio e un bagno, era destinato alle classi sociali più modeste. Il primo piano, invece, era riservato alle classi più agiate: dotato di ingresso indipendente e balcone pensile dal quale si accedeva alle camere, era arredato anche in modo molto più elegante. Sulle pareti sono ancora visibili i piccoli quadretti raffiguranti voraci amanti in diverse posizioni erotiche. All’ingresso del Lupanare, come nei più moderni coffee-shop, era possibile comprare i preservativi da utilizzare con le avvenenti schiave del Lupanare.

4 – Casa del Fauno
Dai reperti non è stato possibile risalire all’identità del proprietario della struttura, che viene identificata come “Casa del Fauno” per la statuetta in bronzo del fauno danzante, che era posta al centro di una delle sale principali. La “Casa del Fauno” era una sorta di moderno residence, all’interno del quale c’era anche una specie di centro commerciale. La struttura, infatti, è composta da due ampie zone comunicanti, ognuna dotata di un ingresso indipendente, collegate da una serie di botteghe concesse in affitto ai negozianti. Oltre alle botteghe, la “Casa del Fauno” aveva anche un buon numero di stanze, ma non è dato sapere se fossero adibite ad uso privato, oppure concesse in affitto. La struttura è stata realizzata con tecniche di costruzione molto moderne: sotto l’intonaco delle pareti sono state installate delle piastre di piombo per proteggere l’ambiente dall’umidità. A Roma non è rimasta traccia di case così imponenti, mentre negli scavi archeologici di Pompei ci sono strutture come “La villa dei Misteri”, “La casa di Pansa” e “La casa del Labirinto” tutte più piccole della “Casa del Fauno”, ma importanti per comprendere la ricchezza e la grandezza della classe dirigente romana di Pompei.

5 – L’Anfiteatro di Pompei
L’Anfiteatro che si trova alla fine della Via dell’Abbondanza, negli scavi archeologici di Pompei, è la più antica costruzione in pietra del suo genere che sia mai stata scoperta. La sua costruzione, infatti, risale all’80 a.C., mentre il primo Anfiteatro di Roma, quello di Statilio Tauro, fu eretto nel 29 a.C. Una particolarità dell’Anfiteatro ritrovato negli scavi di Pompei è che la struttura non aveva alcun sotterraneo sotto il piano dell’arena, come invece hanno le stesse costruzioni dell’età imperiale. Nella parte superiore dell’Anfiteatro sono visibili i larghi fori utilizzati per puntellare la copertura dell’arena, in modo da proteggere gli spettatori sia dal sole battente, che dal vento e dalla pioggia. In questo modo gli spettacoli potevano svolgersi in qualunque periodo dell’anno, senza doversi preoccupare delle stagioni. Le gradinate dell’Anfiteatro degli scavi archeologici di Pompei erano divise tre ordini, e uno di questi era senza dubbio riservato alle donne. Questo luogo fuori dal tempo è stato lo scenario di uno degli spettacoli più emozionanti della storia del rock: nel 1971, infatti, i Pink Floyd registrarono il loro “Live at Pompei”, un concerto senza pubblico destinato a diventare uno dei momenti più memorabili della storia della musica.

6 – La Villa dei Misteri
E’ un’antica casa romana, posta leggermente fuori dalla città e dagli scavi archeologici. Anche in questo caso non è possibile accertare a chi appartenesse la grande costruzione, ma alcuni ritrovamenti fanno intendere che i proprietari dovessero essere ricchi patrizi romani. Alcuni sostengono che la Villa appartenesse a Livia, la moglie dell’Imperatore Augusto, di cui è stata trovata una statua tra le rovine. La Villa dei Misteri deve il suo nome ad una serie di dipinti scoperti in una camera dell’abitazione, e della quale si cerca di stabilire ancora oggi il significato. Tutte le correnti di pensiero sono concordi nell’affermare che gli affreschi rappresentino una giovane donna che viene iniziata ad un culto. La disputa è incentrata sul tipo di rito al quale sta per essere iniziata la donna. Alcuni sostengono che sia un rito dionisiaco, altri, più semplicemente, ritengono che la donna venga preparata per il matrimonio. Qualunque sia il culto a cui fanno riferimento gli affreschi della Villa dei Misteri di Pompei, resta la forte soggezione che queste immagini incutono ai visitatori. La villa aveva molte stanze, tutte abbellite con grande eleganza e diverse delle quali erano dedicate alle cene e agli eventi mondani. Anche nella Villa dei Misteri furono ritrovai i corpi delle persone che svolgevano le normali attività quotidiane, quando furono travolte dall’irruenza della lava del Vesuvio.

7 – Il Mosaico del Cave Canem
Forse lo avete visto all’ingresso di qualche villa, da qualche parte in Italia o nel mondo. Il cave canem (attenti al cane in latino) è uno dei mosaici più famosi del mondo e si trova proprio qui, nella Casa del Poeta Tragico.Dopo anni di incuria è stato da poco restaurato e portato al suo antico splendore, con una protezione che lo mette al riparo da pioggia e vento ma non ne impedisce la visione. La Casa del Poeta Tragico è una tipica casa ad atrio e prende il nome da un mosaico che si trova al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Fu questa la casa, allora appena scavata (1824-1825), che servì da modello per descrivere la la dimora di Glaukos nel romanzo di E. Bulwer-Lytton, Gli ultimi giorni di Pompei (1834).

8 – L’Orto dei fuggiaschi di Pompei
Questa è certamente la testimonianza più straziante della fine di Pompei avvenuta con l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Durante gli scavi del 1961-62 e 1973-74 furono trovati i corpi di 13 vittime dell’ eruzione, sorprese dalla lava e dai lapillo mentre scappavano in direzione di Porta Nocera. Uomini, donne, bambini, di uno o più gruppi familiari, asfissiati dai gas e poi lentamente ricoperti di cenere. Quelle che si vedono oggi nell’Orto dei fuggiaschi sono le perfette riproduzioni in gesso che permettono di comprendere gli ultimi istanti di vita di questi abitanti di Pompei.
N.B. : Il costo dell’ingresso agli scavi non è compreso nel prezzo della gita.

Quarto giorno:
Dal centro di Castellamare di Stabia prendiamo tutti la funicolare per il Monte Faito(1100 m). Dal Monte Faito si gode una splendida vista del golfo di Napoli,
Chi vuole fare l’escursione facile si parte dal Monte Faito e si arriva al Monte San Michele (300 m dislivello circa ) 2 h, Invece l’escursione media parte dal Faito percorre un anello dell’alta via dei Monti Lattari passando dal monte Crocetta e Capomuro. 4h circa 600m dislivello circa

Rocca di Ripafratta

Descrizione x Domenica 13 gennaio 2018. Ritrovo ore 6:45 partenza ore 7:00 dalla sede. Lasciate le auto  alla stazione del piccolo nucleo di Ripafratta ci incamminiamo per un sentieretto che conduce alla Torre Niccolai (non visitabile) proseguendo poi al piede settentrionale del selvatico monte Maggiore, di li a poco all’Eremo di Rupecava , detto anche Lupo Cavo o – con nome precedente – Santa Maria ad Martires.
Il luogo
Sorto intorno a una serie di grotte naturali, la più grande della quali è detta Grotta della Goccia, per via di uno stillicidio d’acqua che si credeva curativa. L’eremo originario si arricchì ben presto della chiesa di Santa Maria, che conserva ancora stralci di affreschi del XVI secolo, e di due costruzioni monastiche. Si dice che si sia soffermato in questo luogo anche Sant’Agostino nel 392.
Per buona strada sterrata si perviene al colle Della Romagna dove un sacrario ricorda le 69 vittime che nella tragica notte del 6 e 7 agosto 1944 un’orda barbarica della S.S, Tedesca seminava il terrore e la morte.
Continueremo lungo il percorso sul Monte Pisano riprendendo a sinistra un altro sentieretto per terminare l’anello arrivando prima a Torre Centino e incrociando il percorso di prima raggiungiamo la maestosa Rocca di Ripafratta che si lascia avvicinare con una buona dose di coraggio stante l’abbandono in cui si trova il castello. Infine si riprende il sentiero che riporta al borgo di Ripafratta all’altezza della chiesa di S. Bartolomeo.

Tre Cime di Lavaredo 15/16 Settembre 2018

DOLOMITI DI SESTO

Anello dei tre rifugi dalla Val Fiscalina

scarica pdf: dolom

 E’ una classicissima, questa escursione ad anello nel cuore delle Dolomiti di Sesto: incontreremo tre dei più noti rifugi della zona e avremo il piacere di camminare ad alta quota tra le più famose vette del gruppo. La partenza è dalla Val Fiscalina, raggiungibile da Moso . Lasciato il pullman, ci si incammina lungo la pista che attraversa il Piano Fiscalino, invasa da ghiaie e mughi (segnavia 102-103). Oltrepassato il rifugio a Fondo Valle (m 1533) ci si inoltra per poco nella val Sassovecchio ma la si abbandona quasi subito presso il bivio principale della nostra escursione. Qui si lascia a destra il 102 (dal quale scenderemo) per prendere invece a sinistra il segnavia 103 che, in diagonale, ci porta a tagliare alcune lingue di ghiaia mirando alla base delle pareti di Cima Una. Oltrepassato un pulpito con radi larici, il sentiero riprende il solco della val Fiscalina tenendosi alto sopra il fondovalle. In moderata salita, rimanendo alla base delle pareti, si percorre questo panoramico. Con alcune ultime svolte, in bella visuale sulla Croda dei Toni e su forcella Giralba, il sentiero arriva al ripiano del rifugio Zsigmondy Comici (m 2224), importante crocevia di direzioni. Oggi meta della nostra escursione. Disl. 800 mt circa , con una lunghezza di circa 6 Km.

L’escursione prosegue il giorno seguente sul segnavia 101 che in forma di larga mulattiera sale su terreno via via più dolomitico fino al valico di passo Fiscalino (m 2519). La sella è chiusa a meridione da uno sperone roccioso fortificato al quale si può accedere tramite una lunga scalinata scavata nella roccia. Dal passo, con un caratteristico passaggio sopra una aerea cengia, ci si porta in breve alla seconda meta: il rifugio Pian di Cengia (m 2528), affollato e frequentato punto di transito. Tra le tante deviazioni possibili in questo paesaggio dominato dalle vestigia della Grande Guerra, si puo’(facoltativo, percorso non alla portata di tutti gli escursionisti) raggiungere la Cima di Mezzo, formidabile pulpito nel gruppo delle Crode Fiscaline. Con un dislivello di poco più di un centinaio di metri, tra imponenti resti di trincee, si guadagna facilmente la croce di vetta (m 2677), affacciata sugli strapiombi settentrionali. E’ il punto ideale per una sosta grazie anche al panorama eccezionale sulle Dolomiti di Sesto. Ritornati al rifugio, proseguiamo sul 101 traversando in direzione della forcella Pian di Cengia (m 2522) sotto lo sguardo della Croda dei Toni. Dalla forcella la vista si apre sulla conca dei Piani con il rifugio Locatelli e il primo dei laghi che occupano l’Alpe. Il nostro sentiero scende nel catino sottostante iniziando poi a traversare le pendici del monte Paterno, ricoperte di fine detrito. Dopo essere passati sotto i curiosi pinnacoli che si trovano sulla cresta soprastante si arriva anche alla forcella di Toblin ed al rifugio Locatelli (m 2405) dove ci attende la celebrata visione delle Tre Cime. La vista sulle dolomiti circostanti è splendida, al prezzo però del via vai che si alterna incessante da ogni direzione.. Purtroppo non ci si può fermare molto: l’escursione è abbastanza lunga e ci attende ancora la discesa in val Sassovecchio e di seguito lo stradello del Piano Fiscalino fino al parcheggio del pullman.  Disl 437 mt in salita e 1207 in discesa.

Per un totale di 12 Km circa.

16.17 giugno Monte Pasubio

16.17 giugno Monte Pasubio

Ritrovo alle 05:15 in via Don Gnocchi e partenza alle 05:30

 

16 giugno  Anello  Pian delle Fugazze – Rif. Campogrosso – Pian delle Fugazze

Punto di partenza della nostra escursione è il passo Pian delle Fugazze, a m. 1163, dove ci lascia il pullman.

Dal passo Pian delle Fugazze seguiamo le indicazioni per l’ossario del Pasubio. La strada che percorriamo prende il nome di strada del Re, perchè venne inaugurata nel 1918 dal re Vittorio Emanuele III. Dopo circa venti minuti decidiamo di fare una breve deviazione per vedere se possibile  l’Ossario del Pasubio, un monumento dedicato al caduti della prima guerra e dove sono contenuti i resti di 10.000 soldati. Continuiamo ancora sulla strada del Re, e dopo mezz’ora di cammino arriviamo al ponte tibetano.

Questo ponte , che  è Lungo più di 100 metri ed è sospeso nel vuoto a trenta metri d’altezza,  è stato realizzato interamente in acciaio.  Superato il ponte continuiamo la nostra escursione fino al rifugio Campogrosso, immersi nel panorama delle Piccole Dolomiti .

Dal rifugio prendiamo il sentiero n. 170 e continuiamo  in discesa dominati dalla mole del Monte Carega. Con modesta salita si accede alla vasta conca dell’ alpe di Campogrosso e scendiamo alla malga Boffetal per ritornare a Pian delle Fugazze.
Tempo circa  4:00:4:30  dislivello         400 metri

difficoltà facile,  non è comunque una passeggiata turistica

 

17 giugno  Strada delle 52 gallerie al Pasubio  (strada della Prima Armata)

Opera straordinaria di ingegneria militare che conduce dalla Bocchetta Campiglia alle ‘Porte del Pasubio’ (m.1935)  e che consentiva l’ approvigionamento delle truppe arroccate sul Pasubio con un arditissimo percorso al riparo dalle azioni nemiche.

E’ una escursione di grandissima soddisfazione, un percorso storico che tutti gli appassionati di escursionismo, e a maggior ragione coloro che s’interessano di storia, dovrebbero almeno una volta frequentare.

Lungo il percorso numerosi cartelli didattici interessanti illustrano la storia e i dettagli costruttivi della strada. La “strada storica militare delle 52 gallerie” si percorre in ore 3:00/3:30 partendo dal dalla bocchetta Campiglia. Il dislivello è di circa 800 metri e si percorrono gallerie molto ardite, anche con curve e biforcazioni, ed è indispensabile una affidabile torcia elettrica. L’escursione non è da sottovalutare e non è una passeggiata turistica, pur non presentando particolari difficoltà o pericoli. Il sentiero è sempre ampio e ben tenuto, il fondo quasi sempre buono a ghiaione grossolano, non vi sono parapetti verso i precipizi, tuttavia non si presentano mai problemi di vertigini, o pericoli di cadute, restando rigorosamente nella traccia praticata.  Specie nelle gallerie, alcuni tratti a volte sono scivolosi causa lo stillicidio d’acqua. Il soffitto, in alcuni casi, è abbastanza basso, quindi occorre fare attenzione.  Dopo le gallerie raggiungiamo il famoso rifugio Papa da cui rientriamo al Pian delle Fugazze grazie alla strada degli eroi dove ci aspetta il pullman per il ritorno a casa.

6 h circa ,dislivello circa 800 metri difficoltà media

P.s. Per chi ce l’ha è consigliato il caschino (per eventuali craniate soprattutto per quelli più alti) altrimenti portate un cappello. Infine cercate di portare una pila perché alcune gallerie sono lunghe ed è buio, più pile ci sono meglio è.

13-14-15 LUGLIO UBAJE – MERCANTOUR (FRANCIA)

1° giorno.:Partenza ore 5 (ritrovo ore 4,45)

Arrivo a Colle della Maddalena ora pranzo.

Escursione: dal Colle della Maddalena a Larche (Francia)

La via prevede la risalita dal sentiero che parte dal Colle della Maddalena, (1948) situato in cima alla valle Stura. Il sentiero parte nei pressi di una fonte sul lato nord della strada sul lato francese del passo. Si segue il corso del torrente Oronaye e si prosegue lungo la vallata fino a raggiungere il Lago dell’Oronaye 2411 m. Lasciatolo alle spalle si prosegue verso l’ampio Colle di Robuerent 2496 m. che si affaccia sul Lago Superiore di Roburent, raggiungibile con una breve discesa, sosta per pranzo a sacco.

(possibile arrivare alla TETE DE ROUBERENT per sentiero impegnativo con ulteriori 150 mt. Di dislivello).

Dopo la sosta, ripartenza per il vallone dell’Oronaye proseguendo per Il Colle Gipyerre in direzione della  Cabane de Viraysse (2251).(rifugio non gestito).

Successiva discesa al paesino di Larche dove ci attende il pullman per accompagnarci all’albergo:

Hotel Les Flocons -localita’ Le Sauze   -(Barcellonette)Valle del Ubaye

Tempo percorrenza totale: ore 5

Dislivello Totale: mt. 680

2° giorno: Stupendo anello dei Laghi di Vens.

Partenza da :Le Pra’ (1700 mt)Salita iniziale alla Morgon Plateau (2105) con vista sul borgo di Le Pra. Attraversiamo il vallone  Tortisse Plateau e si sale fino al confine de la Fer Pass e Col Du Fer (2584), da dove ci sono viste su tutto il versante italiano. Attraversiamo il Tortisse Pass che offre una superba vista e spazia sul laghi e il rifugio Vens (2366). Si scende al rifugio e dopo aver attraversato la riva destra del lago sul lato della montagna prendiamo sentiero a destra per iniziare la discesa a Le Pra.

La fatica della salita viene ripagata da un paesaggio favoloso e rilassante che ti rimane dentro anche durante la settimana quando lavori e la mente vola…..

Dislivello totale…..circa 900 mt.  Tempo di percorrenza circa…6/7 ore

3° giorno: Dalla localita’ di Le Sauze (1700), prendiamo un impianto di risalita per arrivare a quota 1900 circa. Dall’impianto prendiamo a sinistra un sentiero ben segnato che ci porta al Col de Fours (2314) Ampio panorama su tutte le valli circostanti. Sempre a sud su un sentiero fino a quota 2100m, è presente un’acqua sorgiva dove riprendiamo il sentiero del Col du Gyp. 2448 (si raccomanda attenzione ai cani da gregge).Abbiamo un panorama unico sulla bassa valle dell’Ubaye e ovviamente sull’Ubaye superiore, un po’ nascosto dal massiccio del Chambery. Proseguendo in leggera discesa dopo circa 400 mt. troviamo un bivio a sinistra che con sentiero ripido e impegnativo ci puo’ portare alle Chapeau de Gedarme 2682.(facoltativo)Si continua pertanto la discesa verso Sauze trovando un punto di ristoro molto confortevole dove faremo una piacevole sosta e successivamente ci incammineremo per il ritorno.

Dislivello:  600 mt.       Tempo percorrenza: 5/6 ore

ESPERIENZE DI VIAGGI ALLA RICERCA DELL’ AVVENTURA – DICIANNOVESIMA EDIZIONE

Volevamo informare tutti gli amici di Avventura Trekking che venerdi 11 maggio inizia la nostra rassegna annuale di diapositive “ESPERIENZE DI VIAGGI ALLA RICERCA DELL’ AVVENTURA – DICIANNOVESIMA EDIZIONE”.

Si tratta di 2 venerdi’ di proiezioni 11 maggio e 25 maggio, che si svolgeranno alla Limonaia della villa Montalvo di Campi Bisenzio dalle ore 21:30 con ingresso gratuito.

L’ultima serata della rassegna si svolgera il giorno 1 giugno presso la casa del popolo di Campi Bisenzio con un’ apericena prima dell’ inizio della proiezione (prenotazione cena obbligatoria, presso la nostra sede piazza Matteucci 11 Campi Bisenzio)

In allegato il programma dettagliato delle serate partecipate numerosi e … spargete la voce.

Programma serate:

– 11 MAGGIO 2018 Pura Vida – Viaggio in Costa Rica

Immagini di un’ avventura nello stupendo Costarica con foto di foreste e animali.
Video-proiezione digitale a cura di Nelusco Paoli

– 25 MAGGIO 2018 Due grandi cammini

Foto, immagini della via Francigena e presentazione del libro “ in cammino la vita ha un buon sapore” di Angela Piacente

Foto e immagini del cammino di Postumia e presentazione del libro “ i giorni di Postumia.” di Andrea Vismara.

A fine serata ci sarà un piccolo rinfresco.

– 1 GIUGNO 2018 Apericena e a seguire “South Africa il paese dell’ arcobaleno”
Apericena per l’ultima serata
Presso il circolo rinascita ore 20:00

A seguire “South Africa il paese dell’ arcobaleno” di Antonio Porcelli”
“Lo chiamano così e lo è davvero, in ogni sua sfumatura.
Dai diversi colori della pelli degli abitanti a quello del cielo, del mare e del paesaggio, che cambia in continuazione”

Video-proiezione digitale a cura di Antonio Porcelli

Prenotazione obbligatoria alla nostra sede

Croazia 28 29 30 aprile e 1 maggio

Croazia: le Isole Quarnerine – 28/29/30 aprile – 1 maggio 2018

 

Appartenenti alla regione litoraneo-montana della Croazia, sono situate nel golfo del Quarnaro, tra i due bracci di mare noti come Quarnaro (propriamente detto) e Quarnarolo. Da un punto di vista geografico sono parte integrante della Dalmazia. Tuttavia in passato alcune di esse (Cherso, Lussino e talora anche Veglia) sono state associate all’Istria.

 

 

Gruppi:

 

A – chi non cammina

B  – camminatori medi

C  – camminatori

 

La scelta può variare da un giorno ad un altro.

 

Gli orari e i percorsi si intendono sempre salvo diversa indicazione fornita dagli organizzatori.

 

AVVERTENZE PER TUTTI:

  • portare un documento valido per l’estero,
  • la carta sanitaria,
  • un cappello per sole e durante le camminate acqua in abbondanza,
  • e ovviamente le scarpe da trekking.
  • La Croazia non ha adottato l’euro, per cui è probabile che soprattutto gli esercizi commerciali più piccoli non lo accettino. Vedremo sul posto se e come procedere al cambio monetario.
  • I due alberghi che ci ospiteranno sono disponibili a prepararci dei panini per il pranzo. Prenderemo le prenotazioni durante il soggiorno. Il pagamento è in contanti.

 

Sabato 28 Aprile 2018 – Isola di Cres

 

Ritrovo al parcheggio di via Don Gnocchi a Campi Bisenzio alle h.4.45  e partenza con pullman alle h.5.00. Arrivo previsto a Golovik verso le h.13:00/13:30, traffico permettendo.

 

I camminatori (gruppi B e C) percorrono circa 10 km di una facile strada forestale per arrivare all’imbarco del traghetto a Brestowa. Tempo previsto per la camminata 3 ore circa.

 

ATTENZIONE:

  • è necessario indossare le scarpe da trekking all’arrivo a Golovik e potremo cambiarci solo dopo il traghetto.
  • è necessario portare un pranzo al sacco.

 

Chi non ha intenzione di camminare (gruppo A) prosegue con il pullman e aspetta l’imbarco dello stesso a Brestowa. L’attesa potrebbe essere lunga.

 

Il traghetto ci porta a Porozina, la durata del viaggio in nave è di circa 20 minuti.                         Si prevede l’arrivo a Cres intorno alle 18,30.

 

 

Cres (Cherso in italiano) è una delle isole dell’arcipelago del Quarnero, a pochi chilometri di distanza dall’Istria e il suo capoluogo è la città di Cherso. In seguito alla dominazione Romana, Gota e Bizantina, l’isola fu a lungo contesa tra la Repubblica di Venezia ed i vicini Regni di Croazia e Ungheria, finché nel tardo Medioevo Venezia se ne impossessò definitivamente. Dopo il trattato di Campoformio (1797) Cherso passò dalla Repubblica di Venezia all’Impero Asburgico. Con la fine della prima guerra mondiale fu assegnata con l’Istria e l’isola di Lussino all’Italia (1919). Nel 1947 fu ceduta alla Jugoslavia per poi entrare a far parte della Croazia.

Negli ultimi anni l’isola si è affermata quale importante centro turistico dell’Adriatico orientale.

Cherso conserva parti dell’antica cinta muraria, nonché numerosi palazzi risalenti al dominio veneziano. Degni di nota sono una porta col leone marciano, la torre dell’orologio e la loggia, di foggia rinascimentale. Cherso diede anche i natali al filosofo Francesco Patrizio, la cui casa è oggi un museo a lui dedicato.

 

Domenica 29 Aprile 2018 – giornata top!! – Isola di Lussino

Ritrovo all’entrata dell’albergo alle ore 9.00. Zaini in spalla e scarpe da trekking indossate e si parte con il pullman.

 

Il gruppo A va direttamente con il pullman a Nerezine e visita il paese. Qui aspetta il gruppo B e va a prendere il gruppo C  a Ćunski.

 

I camminatori (gruppo B e C) scendono dal pullman a Osor (Ossero), al ponte mobile.

 

Il gruppo B lungo un percorso di circa 8 km più o meno in 4 ore raggiunge Sveti Gaudent e prosegue per  Neresine, passando per il sentiero di cresta.

Il gruppo C prosegue sul sentiero di cresta fino a Ćunski in circa 6 ore complessive.

Entrambi i percorsi sono di impegno medio, e di dislivello circa 600m.

 

Se i tempi lo permetteranno, dopo che i gruppi si saranno ricongiunti valuteremo la visita al paese di Lussino.

 

Lussino (in croato Lošinj) è un’isola situata nella parte meridionale dell’arcipelago del Quarnero.            I principali centri abitati dell’isola sono (da nord a sud: Neresine (Nerezine), San Giacomo di Neresine (Sveti Jakov), Chiusi Lussignano (Ćunski), Artatore (Artatore o Artaturi), Lussinpiccolo (Mali Lošinj), Lussingrande (Veli Lošinj) e Rovensca (Rovenska).

I nomi di Lussingrande e Lussinpiccolo non debbono trarre in inganno: il primo (il più antico) è un centro minore per dimensione ed importanza rispetto al secondo (di più recente fondazione ma di maggior sviluppo, capoluogo dell’isola).

 

Un’unica strada carrozzabile percorre l’isola per tutta la lunghezza. L’isola di Lussino è collegata a nord con quella di Cherso (Cres) da un ponte girevole sul canale della Cavanella (scavato in epoca romana, quando le due isole erano collegate da una sottile e minuscola lingua di terra); appena al di là del ponte si trova il borgo di Ossero (Osor). Da qui la strada prosegue attraverso l’isola di Cherso fino all’omonima città dove si biforca in direzione di Faresina (Porozina) e di Smergo (Merag), attracco delle due linee di traghetti di collegamento alla terraferma.

 

Neresine è un insediamento di Lussinpiccolo. Sotto l’Austria era una frazione di Ossero, dal 1924 e fino al 1947 era un comune autonomo della provincia di Pola, con l’annessione alla Jugoslavia nel 1947 fu unito al comune di Lussinpiccolo.

 

Chiusi Lussignano (in croato Ćunski) è un insediamento situato nel comune di Lussinpiccolo. Si trova sul versante meridionale di una collina con vista sulle coste occidentali del Quarnaro.

 

L’unico rifugio alpino dell’arcipelago è il Planinarska Kuća Sv. Gaudent (Rifugio Alpino San Gaudenzio) sul Monte Ossero-Osoršćica, la principale elevazione dell’isola di Cherso-Lussino (Cres- Lošinj). E’ ricavato da un ex osservatorio militare della marina italiana (negli anni fra ledue guerre l’isola faceva parte del Regno d’Italia, a differenza della dirimpettaia Veglia/Krk che apparteneva al Regno di Jugoslavija).  Il rifugio è gestito dalla sezione locale del club alpino croato. Si trova a 274 metri di quota lungo la dorsale del monte Ossero il cui punto più elevato si chiama cima Televrin (m 588). Si raggiunge da Ossero-Osor partendo dal campeggio presso il ponte sul canale. Il sentiero è tracciato nella macchia mediterranea ed è piuttosto lungo. Luce, aria, aromi e colori decisamente meridionali ci accompagnano mentre la vista s’allarga all’intero arcipelago. Dal rifugio in un’altra ora si sale a Cima Televrin (m 588).  Il percorso classico è ad anello da Osor al rifugio e alla cima Televrin con successiva discesa a  Neresine/Nerezine e rientro ad Osor lungo la strada (due o tre chilometri di asfalto).  Un punto di riferimento visibile da lontano è il traliccio radio posto 20 minuti a sud di cima Televrin lungo il percorso ad anello che scende al paese di Nerezine.

 

 

Lunedi 30 aprile 2018 – Isola di Cres e Isola di Krk

 

Partenza dall’albergo alle ore 9.00, dopo aver caricato sul pullman il bagaglio.

Ci dirigiamo a Valun, pittoresco paesino di pescatori: il gruppo A ci arriva con il pullman, mentre i camminatori (gruppo B e C) seguono la strada di accesso dei mezzi antincendio e raggiungono il paesino a piedi. Una leggera passeggiata di circa 3 ore e mezzo per sentieri pietrosi attraverso oliveti permetterà di raggiungere cala Nedomišlje. Arrivo previsto alle ore 13.00. Chi vuole può pranzare in un ristorante del paese.

Chi vuol proseguire la camminata (gruppo C) può raggiungere la località di Pernat, percorrendo circa 6km per poi ritornare poi indietro a Valun (12 km in totale) dove tutti insieme ripartiremo in pullman per arrivare a Merag a prendere il traghetto per l’isola di Krk.

ATTENZIONE: è necessario essere a Valun per proseguire per prendere il traghetto al massimo alle ore 16.00.

Pernottamento a Punat, arrivo verso le ore 18.30.

Valun si trova nella parte meridionale di una bella baia racchiusa tra due spiagge di ciottoli, che dista 16km dal capoluogo dell’isola, Cres. E’ collegata da una fitta rete di sentieri agli altri paesi del promontorio, ma anche al Lago Vrana, fenomeno naturale di importanza vitale per l’isola (unica fonte di acqua dolce delle isole Cres e Lussino).

E’ un paese piccolo, pittoresco e originariamente era il porto del vicino villaggio di Bucev, i cui resti si trovano vicino alla chiesa di San Marco, sul colle che sovrasta lattuale Valun. Un tempo San Marco era la chiesa parrocchiale di Valun (XI sec.). Ha un portico con colonne mirate e al suo interno si trova il monumento sepolcrale del figlio di Filippo Vidic che fece costruire la nuova chiesa parrocchiale di Valun nel 1851. Questultima è dedicata alla Madonna del Rosario e sui muri della sagrestia si trova una copia della tavola di Valun, tavola incisa in glagolitico. Valun oggi è un piccolo villaggio pittoresco raccolto attorno al minuscolo porto dove non è consentito l’accesso alle auto. E’ famoso per i suoi scampi.

 

Punat (Ponte) si trova nella parte sud-occidentale dell’isola di KrK (Veglia).

Il centro storico è caratterizzato da viuzze strette, dette calli sulle quali si affacciano delle piccole case in pietra. Nella città vi sono il convento delle Carmelitane, le chiesa della Santissima Trinità, di San Pietro, di Sant’Andrea, di San Giorgio e le cappelle di San Nicola e di San Rocco. Molto caratteristica è una località chiamata Tre Croci per la presenza di tre croci che si trova lungo un percorso pedonale dove nel periodo pasquale viene svolta una Via Crucis.

 

 

 

1 maggio 2018  – Isola di Krk

 

Dopo la colazione, carichiamo i bagagli sul pulman e partiamo con esso alle 8.30.

 

Il gruppo A visita il paese di Bescanuova.Tempo libero fino alla partenza per casa.

 

I camminatori da Bescanuova si dirigono verso il  kanjon Vrženica.

Attraversato il Kanjon ad un bivio il gruppo B percorre un anello e torna a Bescanuova in circa 3 ore e mezza (9 km) e potrà quindi pranzare in paese.

Chi prosegue la camminata (gruppo C), al bivio prosegue per Vela Luka e da qui torna indietro sullo stesso sentiero per Bescanuova. Il percorso totale è di circa 13 km e 5 ore circa. Il gruppo C deve avere il pranzo al sacco. E’ importante che raggiunto il bivio si valuti il tempo impiegato per decidere il da farsi.

 

PER TUTTI: è necessario ritrovarsi al pullman alle ore 16, per partire per il viaggio di ritorno.

 

Arrivo previsto, traffico del primo maggio permettendo, alle ore 24.00.

 

 

Bescanuova (Baska) è un insediamento romano. Nel 1380 i Veneziani la bruciarono nel corso di una battaglia e nel 1525 nacque nuovamente sul bordo del mare, dove ancora oggi si possono notare le file di case, ben conservate, con le facciate collegate l’una all’altra.

 

Vela Luka è una delle spiagge tra le più conosciute e apprezzate dell’ isola di Krk. L’acqua cristallina di questa profonda caletta è irresistibile, e proprio per questa ragione attira molte persone. Rimane comunque poco affollata dal momento che non è facilmente raggiungibile: infatti, non può essere raggiunta in auto, bensì solo a piedi (con una passeggiata di 4 o 6 km tra le montagne) o con taxi-boat (che partono dal porto di Baška e raggiungono Vela Luka in circa 10 minuti per poche kune).

 

La vicina spiaggia Mala Luka è una delle meno conosciute e frequentate, nonostante sia una delle più belle. Il fatto di essere un po’ isolata e difficile da raggiungere contribuisce sicuramente a renderla una perla selvaggia. L’acqua rimane bassa per molti metri, fresca e cristallina, circondata da vasti spazi di sassi, ghiaia, terra ed erba.

Lago d’Orta, Verbania – 7/8 aprile

 

Sabato 7 Aprile 2018

Partenza prevista da via Don Gnocchi a Campi Bisenzio: ritrovo h.5.15 PARTENZA con pullman alle H.5.30 ed arrivo previsto a Baveno verso h.11:30/12:00 dove il pulmann ci lascia per riprenderci a fine giornata attorno al massimo alle 18:00 e portarci a Pettenasco all’Hotel Il Giardinetto.

Breve descrizione di Baveno: di antica origine documentata a partire dal X secolo, e’ una delle mete turistiche del lago. Tra i suoi monumenti due importanti edifici: la Parrocchiale del Santi Gervaso e Protaso dell’XI-XII secolo, rimaneggiata nel sei-settecento, con campanile romanico e battistero ottagonale, anch’esso ristrutturato nell’XVII-XVIII secolo, la cittadina vanta ospiti illustri: da Lord Byron a Lamartine, dalla Zarina Alessandra alla regina Vittoria d’Inghilterra, da Wagner a Umberto Giordano (che compose l’opera Fedora nella villa omonima) e infine Churchill che ritrasse in alcuni acquerelli la Parrocchiale. Baveno e’ inoltre famosa per le cave di granito rosa, aperte sulle pendici del Monte Camoscio (890 metri) alle spalle della cittadina, da cui sgorgano anche le sorgenti di acque oligominerali, dette “Fonti di Baveno”.

Dal parcheggio del pullman ci si divide.

Opzione A: Per chi è interessato a fare ferrata è obbligatorio portarsi l’attrezzatura adeguata. Chi né è in possesso potrà andare a cercarsi il sentiero M3 per eseguire la ferrata denominata Picasass partendo dalla località Tranquilla al campeggio raggiungendo l’attacco della ferrata classificata come poco difficile e tornare seguendo il sentiero M3 per poi aspettare il pullman nella piazza dove li aveva lasciati. Obbligatorio pranzo a sacco e scorta d’acqua.

Opzione B: Chi vuole invece rilassarsi con semplici passeggiate e visite ai siti ad attrazione turistica può organizzarsi in autonomia e prendere il traghetto di linea della Navigazione Laghi del Lago maggiore, allo scalo di Baveno in Piazza 4 Novembre a dieci minuti dal parcheggio, tenendo presente che il punto di partenza dove ci lascia il pulmann coinciderà con il punto di ritrovo alle ore 18:00, salvo diversa indicazione che potrà essere annunciata dai responsabili della gita sul pullmann la mattina stessa durante il tragitto. Non è prevista l’aggregazione in un unico gruppo anche perché gli orari di partenza dei traghetti sono frequenti e ci sono tante possibili combinazioni, per cui si è preferito lasciare la libertà ad ognuno di muoversi come crede meglio. Inoltre il primo giorno non avremo la guida con noi perché i siti come il Palazzo Borromeo sono dotati di guide che accompagnano i visitatori. Per chi sceglie questa opzione non è obbligatorio il pranzo a sacco viste le notevoli opportunità che i luoghi offrono (alcuni traghetti hanno il risotrante a bordo). Segnaliamo solo alcune delle numerosi combinazioni di tragitti e siti che si possono raggiungere:

–          L’isola Bella la più fascinosa. Si raggiunge in 15 minuti da Baveno e i traghetti ci sono ogni 45 minuti/ora. Trasformata da scoglio a giardino fiorito oggi l’isola appare come un vascello che fluttua sulle azzurre acque del lago Maggiore così come nell’intento del suo fondatore Vitaliano VI Borromeo. Nel Giardino si alternano statue e decori architettonici a geometrie e preziosità botaniche. I fidati giardinieri potano, concimano, sperimentano, preservando questo luogo d’incanto dallo scorrere del tempo. Alle porte del giardino un grande canforo da quasi duecento anni accoglie i visitatori che varcato il grande cancello trovano dinanzi a se lo splendore dell’Anfiteatro che scenograficamente occupa la parte centrale dell’isola. Il giardino all’italiana di gusto barocco si sviluppa su parterres e terrazze poste ad altezze differenti ed alterna statue, obelischi, scalinate e balaustre in pietra che creano un impianto scenografico pensato per simboleggiare la potenza della nobile casata. Il palazzo Borromeo dell’isola Bella è uno scrigno dell’arte barocca sospeso sull’acqua. Attraverserete saloni elegantemente arredati con splendidi affacci sul lago, attorno a voi tele di noti artisti, mobili di gran pregio, marmi, stucchi neoclassici, sculture antiche, armature e arazzi fiamminghi d’oro e di seta.

–          L’isola Madre Si raggiunge in 25 minuti da Isola Bella e i traghetti ci sono ogni ora circa. Con le sue collezioni botaniche, è la più grande delle isole del Verbano e la vegetazione rigogliosa si estende sulla maggior parte della sua superficie e dalla massa squadrata del palazzo, costruito sulla sponda meridionale e sul punto più elevato dell’isola. Alla lussureggiante natura del giardino si affiancano l’antico palazzo, al cui interno si conservano prestigiosi arredi di Casa Borromeo, e la cappella di Famiglia con la bella facciata decorata da pannelli in terracotta. L’isola Madre ha un giardino botanico unico per le essenze vegetali rare ed originarie di ogni parte del mondo qui conservate. Questo parco all’inglese regala viali ombreggiati dove passeggiare e splendidi cannocchiali verso il lago dove ammirare il panorama; tra i pendii verdi viene offerta al botanico un’ampia materia di studio e al turista fioriture continue ed esuberanti frutto del lavoro di mani sapienti. Il palazzo dell’isola Madre, aperto al pubblico nel 1978, è allestito con preziosi arredi provenienti da varie dimore della Famiglia Borromeo che restituiscono un suggestivo itinerario attraverso ambienti che ricalcano lo stile di vita del XVI e XVII secolo. Di particolare bellezza il salotto veneziano con le pareti decorate a trompe l’oeil che ricordano quelle di un gazebo fiorito. Imperdibile la sezione dedicata ai teatrini delle marionette di casa Borromeo, le cui rappresentazioni, essenzialmente destinate all’intrattenimento ed allo svago, coinvolsero dalla metà del XVII secolo in poi, i membri della famiglia, gli amici e la stessa servitù. Dalle grandi finestre al piano nobile infine l’affaccio sul golfo Borromeo con l’isola Bella e l’isola Pescatori è così armonioso da far indugiare l’occhio di fronte tanta bellezza.

–          L’isola Superiore dei Pescatori. Si raggiunge in 20 minuti da Isola Madre e i traghetti ci sono ogni mezzora circa. Unica tra le isole ad essere abitata durante tutti i mesi dell’anno, ospita un piccolo villaggio di cinquanta abitanti caratterizzato da una piazzetta racchiusa da vicoli stretti e sinuosi che conducono alla passeggiata sulla punta settentrionale dell’isola. Caratteristiche sono le case a più piani sorte per sfruttare al meglio il poco spazio a disposizione: sono quasi tutte dotate di lunghi balconi indispensabili per essiccare il pesce. Come indicato chiaramente dal nome, l’attività della pesca è ancora assai praticata, ed è possibile gustarne i freschissimi frutti in una delle numerose trattorie con vista lago. La Chiesa parrocchiale è dedicata a San Vittore. Caratteristico il piccolo mercatino che vende oggetti d’artigianato locale e richiama numerosi turisti.

–          La Rocca di Angera. E’ la più lontgana da raggiungere e da Baveno ci vogliono 2:15 e non sono frequenti i traghetti.  si erge maestosa su uno sperone di roccia che domina la sponda meridionale del Lago Maggiore. Al suo interno, un coinvolgente percorso conduce alla scoperta delle imponenti Sale Storiche, impreziosite dal recente allestimento della Sala delle Maioliche, una straordinaria collezione composta da trecento rarissimi pezzi. Il Museo della Bambola e del Giocattolo, il più grande d’Europa, è un tuffo nel passato della storia della bambola e del gioco attraverso l’evoluzione dei materiali, i comportamenti socio-educativi e i legami con arte, costume e moda di ieri e oggi. A fare da cornice è il ricercato Giardino Medievale, ricco di significati simbolici, realizzato a seguito di accurati studi su codici, documenti d’epoca e immagini su manoscritti miniati

Informazioni  su http://www.navigazionelaghi.it/ita/m_orari.asp

 

Calcolate bene i tempi e gli orari di ritorno perché il pulmann ci aspetta tutti (opzione A e B) fino alle 18:00 poi parte per destinazione Pettenasco dove l’abergo Il Giardinetto ci aspetta per il pernottamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 8 Aprile 2018.

Nato dal Ghiacciaio del Sempione, il Lago d’Orta è una meta di grande fascino del territorio piemontese per lo spettacolare scenario naturale, ma anche per i romantici borghi e le diverse testimonianze artistiche che lo costellano.

Opzione A: Chi vuole subito sgranchirsi le gambe si sveglia per la colazione dalle 7:00, e si ritrova sul parcheggio dell’albergo alle 8:30 con i bagagli già caricati sul pullman. Sarà possibile ordinare i panini la sera prima all’albergo. Zaini in spalla e scarpe da trekking indossate si parte per un tragitto di 12 km in 6 ore dei quali gli ultimi 2/3 su asfalto. Da Pettenasco salita a Pratolungo e al Monte Barro e rientro ripassando da Pratolungo per vedere la curiosa casa sull’albero in località Cà Felicina. Arrivo ad Orta e liberi fino alle 18:00 al punto di ritrovo con il pullman.

Opzione B: Chi vuole continuare a rilassarsi si sveglia per la colazione h.7.00 ed aspetta dai capigruppo le indicazioni sui due possibili scenari proposti di seguito: o carica i bagagli sul pullman entro le 8:30 ma aspetta il traghetto dall’albergo alle H.9.30 (se confermato) oppure carica i bagagli sul pullman sempre entro le 8:30 e vi sale sopra. Entrambe le soluzioni portano ad Orta dove ci aspetta la guida Orietta che ci farà conoscere tutta la bellezza di questo specchio d’acqua alpino concentrandosi su Orta San Giulio e visitare il Sacro Monte d’Orta dedicato a San Francesco ed Isola San Giulio e possibilmente Pella.

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Si riparte dal parcheggio di Orta che indicheranno i capigruppo alle ore 18:00 e l’arrivo previsto a Campi Bisenzio sarà per le ore 24:00.

Buona camminata.

11/03/2018 – Anello Populonia – Golfo Baratti per il Sentiero dei Cavalleggeri

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Da loc. Reciso, non lontano dal paese di Populonia, prendiamo la strada sterrata, sicuramente una via tagliafuoco, contrassegnata come sentiero n. 300 ,seguendo il crinale che attraversa tutto il promontorio fino a Cala Moresca. Lungo strada troviamo la chiesina di San Quirico (resti), poco dopo il bivio sulla destra che porta al monastero medioevale (resti). Noi continuiamo a diritto. Dopo aver toccato il culmine scendiamo e poco prima di Salivoli un punto panoramico ci fà vedere tutto il golfo di Piombino. Noi continuiamo a diritto fino ad arrivare a un altro bivio sulla destra sempre sentiero 300 che seguiamo fino alla Cala Moresca (da Reciso h.2.00). Da qui inizia e seguiamo il mitico sentiero dei Cavalleggeri segnavia n.302 che, con continui saliscendi attraversa nuovamente il promontorio lato mare. Il sentiero prima largo poi sempre più stretto, si immerge nelle più svariate piante di macchia mediterranea. La cartellonistica informativa, ben fatta, ci aiuta con foto a riconoscere le varie piante (fino al fosso alle Canne siamo sul percorso botanico). La prima località che troviamo è fosso alle Canne poi a un bivio sulla sinistra seguiamo il segnavia 302 che in 30 minuti di ripida discesa ci porta alla Cala San Quirico. Al bivio successivo continuiamo a diritto sentiero 302 per la Buca delle Fate***** scogliera e panorama da sogno, cinque stelle, nome appropriato. A destra un sentiero riporterebbe a Reciso in circa 20 minuti col sentiero 301 (per chi vuole accorciare il percorso – circa h 4,00). Dopo aver fatto alcuni saliscendi arriviamo a Baratti. Dopo una sosta, ripartiamo in salita per asfalto fino a ritrovare il posteggio loc. Reciso (tempo totale h 6,00).
P.S. per chi sceglie di accorciare il percorso una volta ritornati a Reciso ci sono 3 possibilità, per attendere il ricongiungimento con gli altri, andare al Parco Archeologico di Baratti e Populonia (costo biglietto € 9,00, visitare l’Acropoli di Populonia oppure scendere al Golfo di Baratti.

Orario di ritrovo al parcheggio Don Gnocchi Domenica 11 marzo ore 6:45 partenza ore 7:00