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(Spoleto) La Via DI Francesco 24-25 ottobre

Ritrovo ore 5:45in Via Don Gnocchi a Campi Bisenzio (controviale/parcheggio) – Partenza ore 6:00

Sabato 24 ottobre Da Ceselli a Spoleto   6 ore 1000mt dislivello circa

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Dal bivio con la SS 209 Valnerina si risale lungo la valle di Pontuglia, incassata tra i monti. Si cammina costeggiando un fosso d’acqua sulla sinistra, prima su via Contaglia e poi si piega a sinistra su via Pontuglia. Oltrepassato il mulino, in prossimità dell’abitato di Pontuglia (km 1,9) si gira a sinistra e si supera il fosso. Inizia una lunga e progressiva ascensione che in circa 6 km porterà al valico di Castelmonte. Si cammina inizialmente su asfalto: bisogna dosare bene le energie e procedere con passo lento e costante per ridurre la fatica.

Giunti a un solitario cimitero di montagna (km 3,7), si gira a destra su una salita dal fondo ciottoloso (in caso di pioggia diventa scivoloso: ricordare i bastoncini da trekking). Seguendo i segnali, si prosegue dritto sempre in salita. Superato un rivo d’acqua superficiale, se si volge lo sguardo indietro si guadagna un ampio panorama sulla valle e sul Monte Civitella; di fronte appare una suggestiva muraglia di nuda roccia.

Il sentiero si inoltra nel bosco ombroso, alternando alla salita brevi tratti in falsopiano. Si supera senza difficoltà un rivo d’acqua, e dopo un tratto molto ripido si giunge sulla piazzetta del paese fantasma di Sensati (km 6,8). Qui si può fare una breve sosta rigenerante.

Si sale quindi verso destra passando sull’antica via del paese. I segnali sono facili da seguire, ma il sentiero segnalato si restringe (fare attenzione!) curvando prima a destra e poi a sinistra. In poco più di 1 km si raggiunge l’agognato valico di Castelmonte, 933 mslm (km 8), che segna il confine fra la pianeggiante Valle Spoletana e la montuosa Valnerina. Dopo alcuni tratti ripidi nel bosco (km 10,4), si esce sulla strada asfaltata, che si attraversa, proseguendo dritto sul sentiero che costeggia una recinzione metallica.

Si raggiunge un vecchio fontanile in prossimità di un abitato. Dopo un breve tratto sulla strada asfaltata, si gira a sinistra su una mulattiera. Giunti in prossimità di un’area attrezzata con barbecue e panchine (km 13), si compie un tratto su asfalto e poi si gira a destra, entrando in una pineta. Giunti a una biforcazione, si segue il segnale per Monteluco. Si ritorna su una strada asfaltata, costeggiando delle belle villette in stile liberty, segno che si è giunti presso il convento di San Francesco e nell’area del bosco sacro di Monteluco (km 14,3). Il luogo è carico di suggestione e merita una pausa di riflessione, come facevano gli antichi eremiti siriani, primi abitanti di Monteluco.

Si cammina verso sinistra in leggera salita per raggiungere un piazzale. Da qui si scende fino a Spoleto in mezzo all’ombra di secolari alberi di faggi e di lecci. Il cammino in discesa è costellato di graziose edicole e di numerosi eremi: l’eremo di San Girolamo, l’eremo delle Grazie, la chiesa di San Paolo Protoeremita.

La discesa è a tratti ripida. Si inizia a intravedere, in mezzo agli alberi, la mole della Rocca Albornoziana; ai suoi piedi si stende la città di Spoleto. In meno di 2 km si giunge al Ponte delle Torri (km 16), che unisce la città al suo bosco, e si ha quasi un senso di vertigine nell’attraversarlo.

Giunti ai piedi della rocca, si tralascia il segnale che indica di proseguire a sinistra, e si gira a destra per poter godere di una magnifica vista sulla valle e sul percorso delle prossime tappe. Compiuto il giro della rocca si scende su via Aurelio Saffi e, quasi inaspettatamente, la stretta via si apre su ampia piazza, dominata dalla facciata della Cattedrale di Spoleto (km 17).

 

Variante più facile.

Questa variante deve essere autogestita . I capigruppo della gita accompagnano soltanto chi effettua l’escursione completa (cioè da Ceselli a Spoleto).

Chi ha intenzione di effettuare una variante più facile. Può effettuare la salita dal versante opposto, cioè partendo da Spoleto.

Si parte dal grandioso Ponte delle Torri, lungo 230 metri e alto 80 metri. Fu costruito nel XIV secolo con il duplice scopo di acquedotto e ponte. Esso, infatti, è paurosamente gettato “sull’orrido” che separa Spoleto dal Monteluco. Portandosi sull’altra sponda è quindi possibile risalire il Monteluco per l’antica mulattiera (sentiero n 1). Per far questo una volta terminato il ponte si svolta a destra e, subito dopo, si sale a sinistra sulla storica via che, con molti e secchi tornanti nella lussureggiante lecceta, raggiunge il piazzale del Monteluco (la mulattiera, chiamata “corta di Monteluco”).  (Circa 2km)

Domenica 25 ottobre Spoleto-Poreta-Trevi 

L’intenzione è quella di effettuare due tappe del percorso che arriva a Trevi.

Chi vuole effettuare un percorso più breve può fare soltanto la prima,  e a Poreta ci sarà il pullman che poi andrà a Trevi ad aspettare chi ha fatto entrambe le tappe, avendo tutto il tempo di fare un giro per la cittadina.

Secondo giorno Spoleto-Poreta 14,5 KM  562m disl salita 507 m disl discesa – 4 ore EF

Dopo un ultimo sguardo al Duomo di Spoleto, si scende a sinistra sulle scalette, per poi proseguire su via delle Mura ciclopiche. Al termine delle scale, si volta a destra e poi ancora a destra su via Ponzianina. Si supera il ponte sul torrente Marroggia e si imbocca via delle Lettere: sul lato destro appaiono in distanza la chiesa e il convento di San Ponziano.

Seguendo il segnale, si volta a destra su via della Basilica di San Salvatore. Si sale leggermente e giunti all’ingresso del cimitero, si consiglia di entrare per una visita alla chiesa di epoca longobarda di San Salvatore (km 1), posta lungo il viale centrale.

Usciti dalla chiesa, si esce dal cancelletto a lato della facciata e si riprende a sinistra in salita, seguendo i segnali. Dopo un breve tratto su strada sterrata si esce sul piazzale antistante il cimitero, da dove si prosegue a sinistra in discesa lungo la trafficata strada asfaltata (attenzione alle macchine). Oltrepassato il cavalcavia, alla rotatoria si prende a destra sulla via Flaminia. All’altezza del segnale della Via di Francesco, non ben visibile perché posto accanto a un grande pino, si gira a destra.

Il cammino prosegue su strade secondarie fortificate da querce, abbandonando il traffico cittadino e inoltrandosi nella campagna. Il paesaggio è mutato, dalle montagne boscose della Valnerina si cammina in piano, a lato della costa coltivata a olivo, sulla quale si vedono Trevi e Assisi, mentre sul lato opposto si vedono i Monti Martani e la città di Montefalco. Si prosegue su via dei Pini e, superata una pieve di campagna, si giunge a Eggi (km 5,2), dove vi è l’ultimo supermercato utile per fare provviste.

Si esce dal paese e si cammina prima su asfalto e poi finalmente su strada sterrata. Seguendo gli abbondanti segnali (gialloblu e bianco-rosso) si volta a destra e inizia la salita in mezzo agli olivi, a tratti su fondo ciottoloso.
Giunti a Costa Carvello (km 7) si scende a destra. Oltrepassato un cancello (se chiuso, ricordarsi di richiuderlo) si cammina all’ombra degli alberi. Giunti sulla strada asfaltata si prosegue in direzione dell’abitato di Bazzano Inferiore (km 8). Si attraversa il paese lasciando sulla destra la chiesa, e si prosegue in salita verso Bazzano Superiore. Superato un fontanile, che un tempo fungeva anche da lavatoio, si prosegue su strada asfaltata. In corrispondenza del segnale “Bazzano Inferiore” si gira a sinistra sull’antica strada sterrata che collegava i due paesi.

La salita è ripida, ma breve; in alternativa si può proseguire sulla strada asfaltata.
Prima di giungere al paese di Santa Maria, il sentiero si restringe e bisogna prestare attenzione. Superata, sulla sinistra, la chiesa con belvedere di Santa Maria, percorrendo l’anello esterno del paese, si continua su asfalto per raggiungere Bazzano Superiore (km 10).

Di fronte alla chiesa vi è una fontana e alcune panchine che invitano alla sosta. Si prosegue dietro la chiesa e si gira a sinistra in discesa, prima su una strada sterrata e poi su asfalto, verso Santa Maria Reggiano (km 12). In corrispondenza dell’incrocio, dove si nota quella che doveva essere un’antica osteria, si attraversa la strada e si prosegue dritto in piano. Si cammina tra campi e prati e seguendo i segnali si volta prima a destra e poi subito a sinistra in piano, evitando di salire a destra, costeggiando un ampio bosco di pini d’Aleppo.

Si cammina piacevolmente su un comodo sentiero e a distanza si intravede il campanile della chiesa di Poreta. Raggiunta la strada asfaltata, si deve fare attenzione: i segnali indicano di salire a destra per il castello di Poreta (km 15,5) che merita una visita per lo splendido panorama. In alternativa, tralasciando i segnali, si prende a sinistra, in discesa, seguendo la direzione del campanile e in breve si giunge nella parte bassa di Poreta (km 14,5).

A questo punto il gruppo si divide in due parti, chi decide di continuare arriva a Trevi. Altrimenti chi smette a Poreta riprenderà il pullman. Arrivati a Trevi ci saranno almeno tre ore di tempo per visitare la città , in attesa dei camminatori.

Poreta-Trevi 12 km 432 m disl. Salita 400 m disl discesa    4 ore EF

Si parte dalla parte bassa di Poreta, lasciando alle spalle la Comunanza Agraria. Si prende in direzione nord, costeggiando un campo di calcio. Usciti dal paese, all’incrocio con la strada provinciale si scende a sinistra e alla prima deviazione, seguendo i segnali, si gira a destra su una strada sterrata (km 1,20).

In breve la strada sterrata curva a sinistra in salita. Si cammina lungo i muretti a secco delle coltivazioni d’olivo delle colline dell’Umbria. Si riprende sulla tranquilla strada asfaltata, fino a giungere nella frazione di Lenano (km 2,65), dove c’è una fonte d’acqua. Superata una graziosa edicola, la cui presenza è uno dei segni distintivi delle campagne umbre, si prosegue in direzione di Campello Alto, riconoscibile per le candide mura circolari.

Si scende a sinistra su via Don Benedetto Fabrizi fino a giungere a Campello Alto (km 3,45), in prossimità del convento dei Padri Barnabiti. Seguendo le indicazioni per Trevi, si lascia la strada principale e si sale su via San Silvestro. La salita ha uno strappo in pendenza, per fortuna breve. Dopo circa 1 km riprende la comoda strada sterrata (km 4,5) e si cammina tra i grandiosi alberi di pino e i terrazzamenti delle piante d’olivo.
Si inizia a scendere e si intravede in distanza il grande muro che chiude l’eremo francescano delle Allodole.

Giunti a una staccionata in legno, si sale prima su sentiero e poi su una carrareccia, attraversando fiorenti uliveti. In alcuni tratti il percorso è ciottoloso e ripido, ma con passo lento si affronta agevolmente, fino a giungere all’eremo francescano, detto delle Allodole (km 7).

Si lascia l’eremo alle spalle e si prosegue sulla comoda carrareccia; prima di giungere al cancello di una proprietà privata, si fa attenzione a prendere a sinistra, costeggiando la recinzione, sulla destra. Superata la località I Falcioni si ritorna su asfalto e si raggiunge la località i Camponi, dove si trova una fonte d’acqua. Si scorge in lontananza l’abitato di Bovara, luogo della visione di Fra’ Pacifico.

Si continua a scendere per attraversare l’abitato di Alvanischio (km 9,6). Superato un incrocio, si giunge in località La Croce, dove si gira a destra e si prosegue per un breve tratto su asfalto. Al segnale giallo-blu si gira a sinistra su carrareccia sterrata e inizia il piacevole tratto verso Trevi.

Superato il muro di cinta del santuario della Madonna delle Lacrime, che vale una visita, si raggiunge l’antica porta d’accesso del centro storico di Trevi (km 12). Da qui si può entrare nella città e risalire lungo le scalette dei vicoli del centro, oppure si lascia la porta sulla sinistra e si sale su strada, costeggiando le mura esterne dell’antico comune.

 

Gli orari esatti verrano decisi sul momento.

Se rimarrà tempo dopo aver camminato:

Cosa fare a Spoleto:

  1. Rocca Albornoziana

Sulla sommità del colle Sant’Elia che domina Spoleto si erge la mole della Rocca Albornoziana, simbolo della città delimitato da un alto sistema di mura perimetrali alternate da sei torri squadrate, tra le quali quella detta “della spiritata” e la “camera pinta”, affrescata con opere del Quattrocento. All’interno della Rocca, due aree distinte: il Cortile d’onore, con il Museo nazionale del Ducato e uno spazio polivalente per mostre, concerti e convegni, e il Cortile delle armi, con un teatro all’aperto.

  1. Ponte delle Torri

Altro simbolo di Spoleto, unisce la Rocca e il Monteluco. È lungo 230 metri e alto 82 e pare sia stato eretto tra il Duecento e il secolo successivo. Di questo incredibile monumento sospeso nel vuoto s’innamorarono tutti i più illustri turisti che passarono di qui, tra cui Goethe, che lo descrisse nel suo Viaggio in Italia, e il pittore inglese Turner, che lo ritrasse in uno dei suoi capolavori.

  1. Cattedrale di Santa Maria Assunta

Il Duomo ha origini antichissime e riunisce in sé epoche e stili differenti. L’avvio dei suoi lavori risale all’XI secolo, quando la basilica venne eretta secondo il prevalente modello romanico. Il suo portico è però interamente rinascimentale, mentre la definitiva sistemazione degl’interni avvenne solo nel Settecento. La Cattedrale custodisce alcuni affreschi del Pinturicchio, nella cappella Eroli, e di Filippo Lippi, nell’abside della navata centrale.

  1. Teatro romano

Le sue origini risalgono al I secolo a.C.; dopo alcuni secoli di decadenza, il complesso venne riscoperto sul finire dell’Ottocento: oggi ospita concerti e spettacoli, tra cui alcuni eventi inseriti nel calendario del Festival dei Due Mondi.

  1. Museo archeologico nazionale

Si trova negli spazi un tempo appartenuti al monastero di Sant’Agata e comunica con il vicino Teatro romano. In questo museo è possibile ripercorrere la storia di Spoleto, dalle origini al periodo tardo antico; una sezione è dedicata alla Valnerina in epoca preromana e romana.

  1. Cinte murarie urbiche

Spoleto possedeva due sistemi di fortificazioni. Il più antico sorse in epoca preromana ed è conosciuto come le “mura ciclopiche”; alcuni  suoi tratti sono ancora visibili in via Leoncilli. Più recenti sono le mura medievali, ancora oggi ben conservate.

  1. Palazzo comunale

Risale al Duecento, anche se gran parte del suo aspetto attuale è settecentesco. Sorge nel cuore più antico della città ed è preceduto da un’ampia scalinata. Il palazzo ospita la pinacoteca comunale, con opere che vanno dal Medioevo al Settecento.

  1. Torre dell’olio e porta Fuga

Si tratta di uno dei più efficaci sistemi difensivi d’epoca medievale. La Torre è così conosciuta poiché dalla sua sommità scendeva olio bollente su chi poneva d’assedio la sottostante porta Fuga.

  1. Giro della Rocca

È una passeggiata panoramica attorno alla sommità del colle Sant’Elia e alla Rocca Albornoziana. Il percorso, insieme al vicino “giro dei Condotti”, offre suggestivi scorci panoramici sulla valle umbra e su Spoleto.

Cosa fare a Trevi

 Centro storico

Il cuore del centro storico è Piazza Mazzini, chiusa ad angolo dal Palazzo comunale del XIII secolo con la torre civica. Del XIX secolo, opera dell’architetto Domenico Mollaioli, il Teatro Clitunno, con all’interno un bel sipario dipinto da Domenico Bruschi. Inserito, dopo il restauro del 1993, nei circuiti regionali, ospita numerosi spettacoli nell’arco dell’anno.  Altre opere degne di nota sono la Cappella di San Girolamo, splendidamente affrescata dallo Spagna e da Tiberio di Assisi, e adiacente, la chiesa di San Martino con l’annesso convento che reca nel portale una pittura a fresco di Tiberio di Assisi e all’interno opere di Pierantonio Mezzastris e delloSpacca; la chiesa del Crocifisso che custodisce altri affreschi dello Spacca; il convento di Santa Chiara e adiacente la chiesa di Santa Croce (di arte contemporanea) che custodisce una tela di Lazzaro Baldi. Inoltre da visitare è il palazzo Lucarini, sede del Trevi Flash Art Museum, dove sono ospitate mostre periodiche di arte contemporanea di livello internazionale;  Palazzo Natalucci, dalle caratteristiche porte arabe; Palazzo Valenti che conserva una delle più antiche raccolte archeologiche dell’Umbria.

Orrido di Botri

Domenica 26 luglio.

Partenza ore 6:30 da Piazza Matteucci.

L’Orrido di Botri è un’aspra ed imponente gola calcarea, con ripide pareti scavate in profondità dalle fredde acque del torrente Rio Pelago; il canyon si inserisce in un paesaggio appenninico caratterizzato da ambienti rupestri ed estese faggete, dominato dalle cime del monte Rondinaio e delle Tre Potenze che sfiorano i 2.000 metri di altezza. 

Le visite partono da Ponte a Gaio, unico accesso alla gola, dove si trova il centro accoglienza del Corpo forestale dello Stato e la biglietteria. A causa dei frequenti guadi e del fondo scivoloso, è obbligatorio l’uso del casco protettivo e sono consigliate calzature idonee, chiuse e allacciate. 

Si entra nell’Orrido risalendo il letto del torrente: il percorso massimo consentito arriva al punto denominato Piscina percorribile in circa 4 ore a/r.

Il sito ospita una flora estremamente ricca ed interessante. Nelle zone rocciose più soleggiate della gola troviamo, tra le specie erbacee: sassifraghe, semprevivi, rare acquilegie e la primula auricola; mentre, all’interno del canyon, nei tratti umidi ed ombrosi, predominano muschi, epatiche e vari tipi di felci; significativa, la presenza della pinguicola (pianta insettivora). Per le specie arboree segnaliamo: faggio, carpino nero, orniello, leccio, quest’ultimo diffuso in alcune stazioni rupestri ben soleggiate, aceri, salici, tiglio selvatico, maggiociondolo ed il raro tasso, conifera dalle foglie velenose.


Tra i mammiferi, oltre al lupo che utilizza stabilmente il territorio di tutto l’Appennino, sono presenti il capriolo, la lepre, lo scoiattolo, la marmotta, diffusa sul Monte Rondinaio, la volpe, l’istrice, la puzzola e la martora; presente anche un piccolo gruppo di capre rinselvatichite di circa 20 esemplari, il cui numero si mantiene stabile nel tempo. L’avifauna è rappresentata da diverse specie di rapaci: Aquila reale, astore, sparviere, poiana, falco pecchiaiolo, gheppio, falco pellegrino e forse anche gufo reale; tra i passeriformi, si elencano: merlo acquaiolo, ballerina gialla, codirosso spazzacamino, culbianco, zigolo muciatto, rondine montana e il coloratissimo picchio muraiolo. Tra gli anfibi, significativa è la presenza dellaRana temporaria, del Geotritone italicus (tipico dell’Appennino centrale ) e della Salamandra pezzata. 

Val d’Ayas 11/12 luglio

GITA LUGLIO 2015 AVVENTURATREKKING

 

Ritrovo ore 5:15 in Via Don Gnocchi a Campi Bisenzio (controviale/parcheggio) – Partenza ore 5:30

VALLE D’AOSTA

DA S.JACQUES A CHAMOIS

DALLA VAL D’AYAS ALLA VALTOURNENCHE

 

Dalla piazzetta di St.-Jacques (1689 m) si inizia il cammino rimanendo sulla strada principale; questa passa a sinistra della chiesa e costeggia l’Evançon sulla sua sinistra orografica.

Dopo un primo tratto pianeggiante la strada inizia a salire, supera il ristorante Fior di Roccia e incontra un bivio, caratterizzato da un pilone votivo al centro; molti noti e frequentatissimi itinerari (Lago Blu, Mezzalama e altri) seguono il ramo destro, ma in questo caso si prosegue a sinistra, attraversando un ponte e continuando a seguire la strada a destra.

Al primo tornante si incontra il segnale di divieto d’accesso: da questo punto il traffico veicolare non autorizzato è vietato.

Si prosegue dunque mantenendosi sulla strada che sale dolcemente nel bosco; dopo il primo tratto si incontra un bivio).

Qui si scarta la strada di destra, che descrive un tornante, e si prosegue dritti fino ad un nuovo tornante a destra.

Dall’esterno della curva si stacca un sentiero identificato come 1 (Alta Via 1), 4 e 4A; lo si imbocca passando alle spalle di un alpeggio (Alpe Crouques).

Superato l’alpeggio il sentiero inizia a salire nel bosco piegando successivamente a destra una volta raggiunto un ripido corso d’acqua.

Ci manteniamo sul segnavia n° 1.

Un breve tratto su pietraia ben sistemata  precede un ponte, che porta il sentiero sulla riva opposta.

Ci si trova ormai sul fondo del Vallone di Nana, dove questo piega a destra.

Il sentiero si allontana qui dal torrente e inizia a salire tra i pascoli, (sempre ben segnalato da frecce gialle).

Con una curva a destra si porta nei pressi dell’Alpe Tournalin Inferiore senza tuttavia toccarla; addentrandosi nell’alto vallone incrocia la strada sterrata 3 volte e, senza ulteriori diramazioni, risale il pendio a destra  raggiungendo il Rifugio Grand Tournalin (2534 m)-

 

Disl. 900 in circa 3 ore e ½.

 

2° GIORNO

 

Qualche decina di metri prima del rifugio (a destra scendendo, a sinistra salendo) inizia il sentiero 4A.

La prima parte taglia comodamente un pascolo e costeggia una pietraia, quindi nessuna difficoltà.

Il sentiero è numerato come 4A e 1.

Man mano che ci si avvicina al fondo del vallone di Nana il prato si fa meno pianeggiante, ma il sentiero rimane tranquillo, c’è qualche scalino intagliato nella roccia da fare per salire su una piccola cresta.

Non c’è il rischio di perdersi, più che un sentiero è un’autostrada.

Il fondo è generalmente in terra o ghiaia, ma non è mai abbastanza ripido o inclinato da diventare pericoloso, a patto di avere delle scarpe da montagna che si rispettino.

L’ultimo tratto prima del Col di Nana è praticamente in piano.

Dal Col di Nana (2775 m) si staccano diversi sentieri, il 3 verso il Colle Vascoccia, il 3D verso il Petit Tournalin, il 3C verso il Bec Trecare.

Proseguendo si scende a Cheneil, in Valtournenche.

 

Da qui può partire l’escursione extra per i partecipanti che se la sentono di raggiunger e il Bec Trecare (3010 m).

Il sentiero è numerato 3C, e si imbocca, andando a destra guardando verso la Valtournenche.

Dapprima attraversa un prato, poi sale ripido con veloci tornantini su una pietraia.

Il sentiero è comunque tracciato abbastanza bene; se lo perdete cercate i segni gialli sulle pietre.

Al termine della salita avete già superato i 2900 metri di quota.

Da qui è già possibile ammirare il Cervino, la Dent d’Herens e parte della Valtournenche, nonchè il lago (artificiale) di Cignana, ma il sentiero passa sulla cresta, e non posso non ripeterlo: se avete paura dei precipizi e/o soffrite di vertigini non andate oltre.

Non è che il sentiero si faccia pericoloso, anzi, io lo trovo splendido: ma avere paura una volta in cima vuol dire rimanere bloccati e non poter scendere!

Comunque, il sentiero prosegue compreso tra un pendio ripido a sinistra e un precipizio praticamente verticale a destra, mentre il panorama si fa più ampio ad ogni passo e la cima si fa più vicina.

Diventa anche gradatamente più ripido; gli ultimissimi metri sono quasi verticali, ma capire dove mettere i piedi non è un grosso problema (l’Escursionista Esperto dovrebbe saperlo fare!).

Può essere opportuno tenersi anche con le mani, ma alla fine ci siete arrivati.

Dopo esservi adeguatamente goduti il paesaggio è ora di scendere, anche perchè la cima è piuttosto piccola.

I primi metri di discesa richiedono un po’ di spirito di osservazione per capire dove è più opportuno appoggiare i piedi.

Poi la discesa è ripida, e ovviamente avete lo strapiombo a sinistra, ma in pochi minuti dovreste essere alla fine della cresta, a quota 1930 circa.

Da lì scendete semplicemente a destra sui vostri passi, sul sentiero a tornantini tracciato sulla pietraia.

In fondo il Col di Nana è praticamente sempre visibile, ed è la meta finale di questo tratto.

 

Proseguendo sull’Alta Via 1 si scende nella conca erbosa poco sotto il colle, per risalire poi leggermente fino al Col des Fontaines (2695 m), posto su una costiera rocciosa; il sentiero riprende ora la discesa, fra gli ampi pascoli, toccando l’alpeggio di Champ-Sec e, più in basso la località di Cheneil (2015 m).

Lasciata la conca con le case dal tetto a lose con vista sul Cervino si sale gradualmente seguendo adesso il segnavia N° 107 diretti a Sud Ovest su un evidente sentiero su terreno aperto si tocca quota 2230 ed in falsopiano su un tratto a balcone il Colle di Cheneil (2279 m).

Lasciandosi alle spalle la conca di Valtournenche ed il Cervino, si perde di quota per pascoli fino alle piste di sci, sui prati delle quali si cammina con bella vista sul lago di Lod (2012 m).

Raggiunto il laghetto (possibilità di ristoro) si prosegue sul N° 107, tagliando la strada sterrata e seguendone alcuni tratti, lungo le piste di sci.

Entrati nella distesa di pascoli con le case e fienili sparsi di Chamois (1836 mt) si termina la discesa nella piazzetta del paese.

Da qui in funivia si scende a valle dove ha termine la nostra escursione.

 

Disl. 500 in salita e 1050 m in discesa. In circa 6 ore.

28 Giugno -Sentiero della Libertà

 

Percorreremo metà del “Sentiero della Libertà”, detto così perché permetteva di arrivare ad Antona, paese già liberato dai partigiani,  partendo da Azzano, che si trova nel territorio di Apuania, che era sotto il controllo tedesco.

Da Azzano saliremo il nuovo sentiero 32 fino sull’Altissimo, evitando di riscendere ad Antona, ma oltrapasseremo comunque la Linea Gotica che era tracciata sul lunghissimo crinale che collega il  Monte Altissimo al Monte Folgorito come migliaia di  profughi hanno fatto tra l’ottobre del 1944 e il marzo del 1945 in condizioni ben peggiori.

6, 7 ore. 1000m di dislivello.

 

Non siamo in grado di fornire ancora i dettagli della logistica, per informazioni telefonate al cellulare del gruppo.

 

 

Traversata Campi – Carraia

Per la traversata della piana di domenica 21 giugno, il ritrovo è alle 7:30 presso la sede. Inizieremo tutti insieme fino ad arrivare alla Querce poi, un gruppo salirà sul crinale della Calvana e discenderà a Carraia mediante il sentiero 28 (versione hard) e l’altro Arriverà prima a Travalle e poi , sempre grazie al sentiero 28 , arriverà lo stesso a Carraia (versione soft).  Partecipate numerosi.

17 Maggio. Anello del Fiocca e Sumbra

Lungo giro che salendo da Arni e dal rifugio Puliti ci portarà lunga un panoramico, aiutatemi a dirlo.. “PANORAMICO CON VISTA MARE” sentiero sino al passo Sella, passeremo giusto sotto al Monte Macina. Dal passo procediamo sull’oppurtunistico sentiero 144, il quale ci porterà dal versante garfagnino del Monte Fiocca sino al passo Fiocca dove, se qualcuno non fosse ancora stanco, ci sarebbe la ferratina che ci potrebbe portare in cima al Monte Sumbra. Il ritorno aggirerà il fiocca sul versante Versiliese per il bosco del Fatonero, giusto sopra le marmitte dei giganti.

Fanno 750m di dislivello senza il Sumbra, sette ore.

Offro la merenda a Antona a chi viene.

Partenza ore 6:30 dalla sede con mezzi propri.

26 Aprile 2015 – Anello di Limàno

Partenza dalla sede alle ore 7,30.

l’escursione si svolge attorno al monte Limano, con partenza dalla chiesa di San Martino verso il monte Piano per poi proseguire ad anello verso loc. Granaio dove poi si imboccherà il sentiero cai 10b per il rientro al paese di Limano.L’escursione non è molto impegnativa salvo la presenza di pioggia che potrebbe aumentare le difficoltà, il sentiero è da considerarsi molto panoramico con vedute molte belle sul monte Croce e Pratofiorito.

6h EM 700 m Dislivello lunghezza 9. km

30 e 31 Maggio 1 e 2 Giugno: Matera e Pollino

Escursione del 30 – 31 – Maggio 1 e 2 Giugno  Matera e Pollino.

Sabato 30 Maggio: I Sassi di Matera

I Sassi di Matera, patrimonio mondiale dell’umanità nonché capitale europea della cultura per il 2019.

Partenza dal parcheggio di via Don Gnocchi ore 05,00 – Arrivo previsto a Matera ore 13,00 circa.

Con l’aiuto delle guide visiteremo per 4 ore, dalle 14,00 alle 18,00, gli angoli più reconditi di questo straordinario sito.

Alle 18,00  ci ritroveremo all’autobus per recarci a Santeramo in Colle, distante circa 20 km da Matera, per prendere possesso delle camere presso gli alberghi Sole di Puglia e Murgia.

Domenica 31 Maggio: Parco della Murgia e le sue chiese rupestri

Sempre con l’aiuto delle guide proponiamo due itinerari, uno facile e l’altro di media difficoltà.

  1. Quello facile parte dal Centro visite Murgia Timone e arriva al Belvedere per una lunghezza di 4 km e una durata di 4 ore.

La partenza è dal Centro visite seguendo la strada che entra nel Parco archeologico delle Chiese Rupestri.
E’ questa una zona ricca di testimonianze umane: chiese, jazzi e masserie.
E’ la zona del Parco che presenta una vegetazione preminentemente erbacea che caratterizza in genere tutto il paesaggio murgiano e che ha sostituito l’antica copertura arborea.
Interessantissime sotto l’aspetto botanico sono le specie floristiche che in primavera creano un tappeto multicolore.
Da visitare: la chiesa di San Pietro in Principibus, lo jazzo Gattini, il Centro Visita di Masseria Radogna, il Villaggio Trincerato di Murgia Timone, la chiesa rupestre di San Falcione e quella di San Vito, la piccola chiesa di Sant’Agnese e la Madonna delle Tre Porte.

      1. Quello più impegnativo ha una lunghezza di 9 km e una durata di 6 ore ed una bellissima escursione che segue il bordo della Gravina fra storia e natura.

Da visitare: il complesso rupestre di San Nicola all’Ofra, caratterizzato da numerose grotte scavate nel tufo di color giallo paglierino che presenta non poche affinità con i paesaggi della Cappadocia.
La Cripta di San Nicola, la Grotta dei Pipistrelli, la Chiesa Rupestre di Cristo la Selva, quasi a picco sul canyon il paesaggio è di maestosa bellezza: rupi, valli e valloncelli, costoni bucherellati da vani e aperture a picco sul torrente ed una rigogliosa macchia mediterranea che si inerpica sulle rocce inondando l’aria degli odori forti e pungenti di lentisco, malva, rosa canina, timo, santoreggia, menta origano e liquirizia.
E per finire il Villaggio Saraceno e la Masseria Passarelli sulla strada per Montescaglioso.
Tutto questo va fatto entro le ore 16.00 allorquando riprenderemo gli autobus per recarci ai piedi del Pollino, a Viggianello presso il Parco Hotel Pollino dove alloggeremo per due notti e dove ci attende una lauta cena nonchè una serata musicale dal vivo.

Lunedì 1 Giugno: Il Massiccio del Pollino, il Parco Nazionale più grande d’Italia.

Perchè nessuno si senta escluso dalle sensazioni che si possono provare a camminare in questa splendida montagna proponiamo 3 itinerari.

              1. Escursione facile. Piano di Ruggio – Belvedere del Malvento. Dislivello insignificante. Durata 3 ore.

Passeggiata per tutti. Partendo dal Piano Ruggio, di fronte al Rifugio De Gasperi, si attraversano verdi prateri e in una festa di colori per le fioriture primaverili, si osservano i fenomeni carsici, si entra nel bosco per trovare il faggio delle “sette sorelle” ed infine si raggiunge il Belvedere, un terrazzo panoramico utilizzato in passato come stazione della teleferica per il trasporto del legname.
Dal terrazzo è possibile vedere la Piana di Castrovillari e i costoni rocciosi di Serra del Prete dove sono localizzati alcuni Pini Loricati, l’emblema del Parco.
Il Pino Loricato è una straordinaria creatura che pare fatta di roccia e di vento.
Dalla prima pare nascere per via delle sue radici che penetrano profonde negli strati rocciosi, consentendogli di arrampicarsi su costoni, pendenze e strapiombi inverosimili.
Il vento, le bufere di neve, le piogge battenti, invece, ne forgiano le incredibili torsioni del tronco e dei rami e la sua corteccia fatta a placche come nelle corazze dei soldati romani, ne decide il nome.
Ritornati al Rifugio De Gasperi, che probabilmente sarà chiuso, è consigliabile proseguire fino al Rifugio Colle Ruggio.

                1. Escursione media. Colle dell’Impiso-Piani di Vacquarro-Piani di Pollino-Grande Porta del Pollino.

Escursione classica, lunga ma non difficile.
Rappresenta l’escursione principale in quanto consente di visitare l’ambiente di maggiore importanza per il Pino Loricato
Sulla Serra delle Ciavole vive il maggior numero di esemplari di grandi dimensioni di questo albero.
Con le loro forme contorte acquisite nei millenni sfidando gli elementi naturali, ognuno di loro rappresenta un vero monumento arboreo.
Lungo il sentiero si incontrano rocce su cui si notano “Le Rudiste”, resti fossili di molluschi oggi estinti.
Dislivello 512 m.  Durata 5 ore.

                  1. Escursione lunga e impegnativa. Si raggiunge la Serra Dolcedorme, la vetta più alta del Massiccio del Pollino.

Si attraversano i Piani di Pollino con le morene glaciali fossili da Ovest a Est.
Si raggiungono al Piano di Acquafredda gli “Alberi Serpenti”, faggi di grandi dimensioni dalle forme particolarmente contorte.
Si sale alla Serra Dolcedorme dal versante Est e si ridiscende dal versante Ovest.
Panorama mozzafiato verso lo Ionio e il versante occidentale del Massiccio.
Dislivello 700 m. Durata 6 ore.

Martedì 2 Giugno Sulle orme di Carlo Levi. Aliano e i suoi Calanchi.

Visita al paese di Aliano.
Un paese in una zona che ci ricorda la Cappadocia e i suoi colori contrastati, posto sulla sommità di una collinetta argillosa e sul bordo di un calanco vertiginoso.
Qui Carlo Levi fu confinato durante il fascismo (’35-’36) ed è il paese in cui ambienta il suo romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” anche se cambiandone il nome in Gagliano.
Ecco i calanchi descritti da Levi:…“spalancai una porta-finestra, mi affacciai ad un balcone, dalla pericolante ringhiera settecentesca di ferro e, venendo dall’ombra dell’interno, rimasi quasi accecato dall’improvviso biancore abbagliante. Sotto di me c’era il burrone; davanti, senza che nulla si frapponesse allo sguardo, l’infinita distesa delle argille aride, senza un segno di vita umana, ondulanti nel sole a perdita d’occhio, fin dove, lontanissime, parevano sciogliersi nel cielo bianco”….

Ogni ulteriore informazione e dettaglio è a disposizione dell’agenzia responsabile dell’organizzazione della gita, i cui recapiti li potete trovare presso la nostra sede.

12 aprile Francigena Da San Miniato a Gambassi

Quest’anno proponiamo una tappa molto bella e impegnativa della Fracigena toscana lunga circa 24 km con 400 m di dislivello (6h circa) che parte da San Miniato e arriva a Gambassi. E’ possibile comunque fare un percorso più breve uscendo a circa 15 km.
Da San Miniato, dopo un’ora di cammino su asfalto, imbocchiamo un percorso di straordinaria bellezza lungo i crinali collinari della Val d’Elsa.
Sul percorso di Sigerico incontriamo due Submansiones: la Pieve di Coiano, in pessime condizioni, e la Pieve a Chianni, nella cui canonica è stato ricavato un bellissimo ostello.
Gli unici punti di ristoro e di rifornimento idrico sono a Calenzano e una trattoria a 500 m dalla Pieve di Coiano, verso Castelnuovo d’Elsa (fuori dal nostro percorso). Alla Pieve di Coiano c’è una fontanella.

Lunghezza Totale (km): 23.7

  • Percorribilità: A piedi, in mountain bike
  • Tempo di percorrenza a piedi (ore.min): 6.00
  • Dislivello in salita (m): 406
  • Dislivello in discesa (m): 231
  • Quota massima (m): 305
  • Difficoltà: Impegnativa
  • Strade pavimentate: 37%
  • Strade sterrate e carrarecce: 62%
  • Mulattiere e sentieri: 1%